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DISCHI ALATI E SERPENTI (Seconda Parte): Il segreto del serpente

Nella prima parte abbiamo visto come il serpente e il disco alato sono elementi comuni a vari popoli tra cui sumeri, egiziani e aztechi. Questo modo di comparire in più popoli ci dimostra quindi che tra quest’ultimi vi è un elemento comune.

Per capirlo ho approfondito la figura del serpente la quale ha un origine prettamente “positiva” e non negativa come viene narrato nella storia del “Peccato Originale”.

Il serpente nelle varie culture ha sempre avuto una funzione positiva:

  • Greci credevano che i draghi fossero creature benevole e portatori di un grandissimo sapere e conoscenza
  • Nel buddhismo il serpente shesha protesse Buddha in una delle sue meditazioni
  • Nella religione indiana il serpente , specialmente il cobra, ha un valore allegorico che deriva dalla sua ambiguità: è considerato il distruttore ma anche il guardiano della vita umana
  • Il dio mitra viene spesso raffigurato con un serpente o attorcigliato al corpo o ai suoi piedi
  • Il serpente con le piume o piumato è presente nei popoli antichi dell’america latina precolombiana: Aztechi (Quetzacoatl), Maya (Kukulkàn), Inca (Viracocha) ecc…

Il significo all’origine del termine “Serpente” lo troviamo nelle seguenti definizioni:

  • Dragone: dal greco antico Drakon che significa serpente o drago. Deriva anche da un termine più antico ossia Drakomai che significa “guardare, osservare e vedere”
  • Serpente Antico: il termine serpente in base all’etimologia ebraica porta a vari significati tra i quali “colui che conosce il futuro”, “colui che pratica l’arte divinatoria” e “colui che diligentemente osserva”

Tornando un attimo indietro e soffermandoci sul termine “Coatl” esso oltre a significare “serpente” significa anche “gemello” e guarda caso in molte raffigurazioni il serpente appare doppio ossia intrecciato come appare nel Caduceo di Mercurio o nel simbolo della divinità sumera Ningizhidda anche esso indicato con due serpenti.

ningizzida

il simbolo di Ningizhidda

Il Caduceo prima di essere di Hermes/Mercurio, era stato emblema di Ermete Trismegisto, progenitore dell’arte magica egizia, e rappresentava la sintesi del sapere universale, dalla religione, alla medicina, alla morale, alla filosofia, fino alle scienze e alla matematica. Il termine trae origine da Ermete Trismegisto (dal greco antico Ἑρμῆς ὁ Τρισμέγιστος, «Ermete il tre volte grandissimo»).

caduceus-svg

Il Caduceo

L’origine di questo nome è legato al dio greco Ermes o Hermes, corrispondente al dio romano Mercurio, e al dio egizio Thot. Quest’ultimo corrisponderebbe al dio azteco Quetzacoatl il termine richiama la figura del serpente come “gemello” e quindi si torna al serpente cosmico.

2000px-Quetzalcoatl.svg.png

Immagine di Quetzacoatl

A questo punto abbiamo degli elementi utili a farci un idea sul vero aspetto del serpente:

  • Essere positivo
  • Detentore della conoscenza
  • Detentore della vita
  • Colui che osserva

Il serpente quindi è stato per secoli un simbolo benefico, positivo, legato soprattutto alla vita e alla conoscenza.

Nella terza parte affronteremo la questione del disco solare anche esso come il serpente presente in più di un popolo tra i quali sumeri, assiri, babilonesi, egiziani, aztechi ecc…

 

 

Lombardi David – LUMOS

 

FONTI:

Schiavi degli Dei – Biagio Russo

Il Serpente cosmico: il DNA e le origini della conoscenza – J. Narby

 

LE ARMI DEGLI DEI Un incredibile tecnologia (parte 6)

Nella quinta parte sono stati messi in evidenza i seguenti quattro elementi:

  • Le tracce di esplosione nel Sinai
  • I vari elementi trovati a Mohenjo-Daro
  • La storia di Sodoma e Gomorra descritta nella Bibbia
  • I legami tra la valle dell’Indo, la valle del Nilo e la terra di Sumer

I loro legame potrà fornire una spiegazione sulla distruzione di Mohenjo-Daro, Sodoma, Gomorra e le altre città.

I primi due elementi hanno un fattore in comune:

la colorazione nerastra di una parte del suolo atta ad indicare come in quel punto si sia verificato un particolare evento. Tale evento potrebbe essere spiegato da un esplosione atomica o nucleare.

Il secondo e terzo elemento sono legati da un secondo fattore:

vi sono elementi atti a dimostrare non solo come la distruzione di Mohenjo-Daro rispetti l’esatta distruzione di una città per opera di un arma atomica ma le precauzioni che vengono date nella Bibbia alla famiglia di Lot sono le stesse precauzioni che vengono date in caso di un esplosione atomica o nucleare.

Il quarto ed ultimo elemento è il più complesso in quanto entrano in campo non solo tre civiltà (Sumera, Egiziana e Indiana) ma anche un dettaglio di importanza estrema:

le divinità delle tre civiltà sono le stesse persone e si suppone tramite le ricerche di Z. Sitchin che la Valle dell’Indo venne affidata a Inanna una delle tante Annunaki termine che indica le divinità Sumere.

Inanna è la più importante divinità femminile del pantheon mesopotamico. Era la dea dell’amore, della bellezza e della fecondità (per questo motivo venne assimilata alla babilonese Isthar, alla greca Afrodite e alla romana Venere), ma allo stesso tempo era associata alla guerra e all’amore sessuale.

Inanna1

Venne generata dal dio del cielo An, che diede alla luce anche suo fratello Utu (dio del sole) e sua sorella Ereshkigal (dea degli inferi). Nipote di Enlil (dio dell’aria e dell’atmosfera), apparteneva al clan degli dei Enliliti, contrapposto a quello di Enki, fratellastro e nemico di Enlil. Dai Sumeri era soprannominata “Anunita”, perché era la prediletta del prozio Anu, padre degli dei che abitava in cielo e che giaceva con lei quando scendeva sulla terra.

Secondo la ricostruzione di Sitchin gli eventi che hanno coinvolto la stirpe degli Annunaki tra Nibiru e la terra arrivano fino al 2023 a.C. mentre secondo i dati riportati nelle cinque parti del capitolo le presunte esplosioni atomiche si sono verificate nel 2000 a.C.

Cos’è accaduto in quei 23 anni ?

Nel 2023 si giunge alla fine di Sumer e dopo cosa accade ? altre guerre ? possibile dato che stando sempre a Sitchin il dio Marduk ottiene la supremazia sulla terra ?

E se si trattasse di un errore di calcolo ? la guerra che coinvolge gli Annunaki tra la terra e Nibiru potrebbe non solo essere avvenuta tra il 2023 e il 2000 ma potrebbe aver coinvolto le distruzioni delle città menzionate nelle altre parti dell’articolo.

Potrebbe essere possibile ?

La questione non sarebbe del tutto impossibile visto che la distruzione di Sumer è legata all’uso delle famose “armi del terrore” le quali erano in grado di distruggere con un colpo solo un intera città.

Quindi la distruzione di queste città in particolar modo Mohenjo-Daro, Sodoma e Gomorra avrebbe come “movente” la guerra che tra le due fazioni degli Annunaki:

Da una parte gli Enliliti e dall’altra gli Enkiti.

Come è stato appreso Mohenjo-Daro si trovava nella zona localizzata come “Valle dell’indo” mentre Sodoma e Gomorra erano localizzate nel Sinai penisola di forma triangolare del Vicino Oriente che fa parte dell’Egitto nord-orientale.

Un aspetto importante dell’Egitto nell’ambito delle divinità sumere è Marduk figlio primogenito di Enki conosciuto con il nome di Ra ossia il Dio del Sole.

Quindi ecco che abbiamo due elementi alquanto interessanti:

  • Inanna legata al gruppo di Enlil
  • Marduk legato al gruppo di Enki suo padre

Oltre a questi due ne sono emersi altri due presi da un interessante lavoro di Zecharia Sitchin dal titolo “Il Libro Perduto del Dio Enki” in cui viene raccontata in quattordici tavolette la storia degli Annunaki tra Nibiru e il nostro pianeta.

  • Estratto dalla sinossi dell’undicesima tavoletta: Inanna da una guerra per catturare e punire Marduk. Gli Enliliti irrompono nel suo nascondiglio nella grande montagna.
  • Estratto dalla sinossi della dodicesima tavoletta: Marduk si impossessa dalle seconda regione. Depone ed esilia Ningishzidda (Thoth) in terre lontane. Si proclama Ra dio supremo di una nuova religione. Introduce i regni faraonici per contrassegnare una nuova civiltà…A Inanna viene assegnato il dominio della terza regione (la valle dell’Indo)

Le sinossi e di conseguenza le tavolette confermano ulteriormente la questione delle tre regioni:

  • Prima regione = SUMERIA (Enlil)
  • Seconda regione = EGITTO o VALLE DEL NILO (Marduk)
  • Terza regione = VALLE DELL’INDO (Inanna)

A questo punto la questione “potrebbe” inziare ad avere un senso ma ci sono ancora molte cose da esaminare come le divinità dell’antica India verificando la loro collocazione con quelle sumere ed egizie, controllare i dettagli del conflitto fra Enkiti ed Enliliti ma soprattutto capire cosa è accaduto tra il 2023 e il 2000 a.C.

Risolvendo questi tre quesiti forse non dico tutta ma il settantacinque per cento della verità dovrebbe venire alla luce.

Di conseguenza qui finisce la questione sulle ARMI DEGLI DEI e si passa ad un nuovo capitolo dal titolo GUERRE TRA GLI DEI

 

Lombardi David – LUMOS

FONTI:

2000 a.C. distruzione atomica – W.Davenport e E.Vincenti

Guerre Atomiche al tempo degli Dei – Z.Sitchin

Il libro perduto del Dio Enki – Z. Sitchin

 

 

DISCHI ALATI E SERPENTI (Prima parte): Il segreto delle antiche civiltà

In un articolo precedente avevo accennato che vi sono due elementi importanti che puntano a dimostrare come le divinità di alcune civiltà tra  cui sumeri, egiziani, aztechi, maya, ecc.. siano le stesse persone e questi due elementi sono:

  • Il disco solare
  • L’immagine del serpente

In questa prima parte inizieremo dal primo elemento che come minimo si trova nelle civiltà Sumere, Egiziane e Azteche.

Non possiamo nemmeno dire che si tratti di impressioni in quanto la somiglianza tra i tre dischi alati è sorprendente:

disco alato sumero

disco alato sumero

disco alato egizio

disco alato egizio

disco alato azteco

disco alato azteco

Esaminiamo le tre immagini

1 DISCO ALATO SUMERO

2 DISCO ALATO EGIZIO

3 DISCO ALATO AZTECO

Somiglianze e differenze:

partendo dal primo disco e confrontandolo con gli altri due, premesso che la civiltà sumera si ritenga sia stata la prima civiltà nata sulla terra, notiamo che anche gli altri due dischi alati hanno

  • Il cerchio al centro del disco alato
  • I primi due cerchi hanno tre fasce di ali. Il cerchio egizio le evidenzia con tre tipi di colori
  • Il primo e il terzo hanno una sorta di fascia che parte dal cerchio scendendo verso il basso
  • Tutti e tre hanno un elemento che li differenzia: il primo una figura umana, il secondo due serpenti e il terzo le fasce abbastanza distanti tra loro.

In sintesi ci sono elementi che collegano il primo al secondo e il primo al terzo. Potremmo quindi anche dire che il secondo e il terzo sono una sorta di variante del primo in quanto dal primo il secondo ne prende le tre fasce mentre il terzo dal primo ne prende la fascia centrale e i colori. Una sorta di evoluzione.

Possiamo quindi dire che il “Disco Alato” è un simbolo usato non solo dal popolo sumero ma anche da quello egizio ed Azteco, i quali ne hanno sviluppato delle varianti ?

Esiste un alta possibilità.

Al di là di ciò anche la figura del “Serpente” è una figura che compare anch’essa nelle tre civiltà.

Qualcuno potrà obbiettare che la figura del serpente compare solo nel cerchio alato egizio ma a tale obiezione con il fatto che la figura di due serpenti incrociati si ritrova anche nelle divinità sumere e che una delle più importanti divinità azteche di nome Quetzacoatl sta a significare “Serpente Piumato” quindi come si evince che gli elementi noti come “Disco Alato” e “Serpente” sono comuni alle tre civiltà.

Cerchiamo ora di approfondire questi due elementi e cercare di capire la loro nascita ed evoluzione nel genere umano.

Lombardi David – LUMOS

IL SEGRETO DELLA MEDUSA Tra Grecia, Egitto e conoscenze esoteriche

La medusa è solo una gorgone ?

È solo una figura della mitologia greca ?

Oppure dietro di essa vi qualcosa che per anni è rimasta nascosta al mondo e alla conoscenza di quest’ultimo ?

Di aspetto mostruoso, avevano ali d’oro, mani con artigli di bronzo, zanne di cinghiale e serpenti al posto dei capelli e chiunque le guardasse direttamente negli occhi rimaneva pietrificato. La gorgone per antonomasia era Medusa, unica mortale fra le tre e loro regina, che, per volere di Persefone, era la custode degli Inferi. Le Gorgoni rappresentavano la perversione nelle sue tre forme: Euriale rappresentava la perversione sessuale, Steno la perversione morale e Medusa la perversione intellettuale.

Questa è una spiegazione base delle gorgoni e il concetto che andremo a smuovere in quest’articolo è il loro aspetto sessuale in quanto esse sono solamente “femmine”.

Nel libro di Zecharia Sitchin “spedizioni nell’altro passato” viene messo in evidenza un curioso legame tra le gorgoni greche e la divinità raffigurata all’interno del calendario Azteco.

divinità al centro del calendario azteco con la lingua sporgente

divinità al centro del calendario azteco con la lingua sporgente

Tale legame era dovuto alla lingua dei soggetti in quanto sporgente fuori dalla bocca. Poteva ciò costituire un legame tra Grecia, Meso-America ed Egitto ?

Esistono raffigurazioni di Medusa o della sua decapitazione in cui la gorgone ha la lingua che fuoriesce dalla sua bocca e questo dettaglio potrebbe andare a legarsi alla questione Azteca. In tutto ciò cosa c’entra la questione egiziana ?

raffigurazione della decapitazione della medusa in cui ha la lingua sporgente

raffigurazione della decapitazione della medusa in cui ha la lingua sporgente

Fino al 1995 sono state trovate nove tipi delle Gorgoni, dei quali alcuni perdevano i tratti femminili passando a quelli maschili. Attenzione però, in quanto si parla di una transizione e non di un passaggio completo. Nel 1995 vennero incredibilmente scoperte due sculture di grandi dimensioni delle Gorgoni a Tell Dor un antico porto meridionale di Israele, a sud di Haifa. Tell Dor aveva un forte legame commerciale con Micene che in seguito venne occupata dai fenici e dai popoli del mare che provenivano da Cipro, Creta e da altre località del Mediterraneo Orientale. Ma delle due sculture ritrovate solo una era intatta.

Queste sculture scoperte erano Gorgoni prettamente Maschili  e quindi siamo giunti al termine della transizione anche se la questione egiziana apre un altro legame a livello di transizione.

Gorgone di Tell Dor

Gorgone di Tell Dor

La figura del Dio Bes, molto conosciuto per la posizione di guardiano presso la Porta Alchimica che si trova a Roma, potrebbe essere legata alla Gorgone Maschile di Tell Dor.

Esaminando alcuni aspetti del volto di Bes e della Gorgone di Tell Dor noteremo alcune curiose rassomiglianze:

  • Lingua sporgente: in alcune immagini anche Bes ha la lingua sporgente come la Gorgone di Tell Dor.
  • Occhi: sopra gli occhi di entrambi i soggetti vi sono delle linee parallele tra loro e di forma ondulata che ricalca la forma degli occhi.
  • Contorni della bocca: intorno alla bocca di entrambi vi è una sorta di contorno che oltre a fare ciò prosegue vicino alle guance.
il dio Bes  la cui lingua è sporgente come la Gorgone di Tell Dor

il dio Bes la cui lingua è sporgente come la Gorgone di Tell Dor

Coincidenza o collegamento ?

il dio Bes con la lingua sporgente

il dio Bes con la lingua sporgente

Partiamo da due concetti fondamentali:

  • i personaggi presi in esame provengono da tre posti diversi: Grecia, Egitto e Sud America
  • i personaggi presi in esame sono esseri appartenenti ai gruppi “divinità e esseri mitologici” i quali con l’avvento dell’archeologia spaziale hanno iniziato ad assumere un enorme consistenza
  • le divinità delle varie civiltà sarebbero le stesse persone come ad esempio il dio egizio Thot sarebbe il dio sumero Ningizhzidda

Guarda caso il calendario azteco è stato costruito dal dio Quetzalcoatl il quale andrebbe a corrispondere a Ningizhzidda. Una connessione tra le tre seguenti regioni:

Mesopotamia, Egitto e Sud America

E se si trattasse di un fattore comune alle civiltà delle seguenti regioni ? come se, per quanto in ogni civiltà le divinità fossero chiamate con nomi diversi, vi fosse qualcosa che le accomunasse.

In questo caso si tratta di un elemento inerente la “fisionomia” come se nelle civiltà prese in esame, per quanto dessero nomi diversi alle divinità, il fattore fisionomia dava una consistente conferma che si trattava sempre degli stessi individui in ogni civiltà.

Queste caratteristiche fisionomiche si riconducono alla lingua, agli occhi e al contorno della bocca ma il fattore “negativo” è che non sono riconducibili a tutte le divinità delle civiltà sumera, egizia, sud americana ed anche greca.

Per essere più precisi sono riconducibili solo “in parte” o meglio solo ad alcuni di essi quindi la questione non è del tutto risolta ma la possiamo definire un punto di inizio.

Un inizio in cui alcuni elementi del viso sono riconducibili ad esseri divini o semi-divini di alcune civiltà ma il sottoscritto non si è fermato qui in quanto vi sono altri due elementi di estrema importanza che collegano le divinità delle varie civiltà:

  • i dischi alati
  • la figura del serpente

ma di questo ne parleremo in un altro articolo

Lombardi David – LUMOS

LE ARMI DEGLI DEI Un incredibile tecnologia (parte 5)

Torniamo un attimo alla terza parte dove abbiamo elencato le sette città distrutte dalle armi degli dei:

  • Mohenjo-Daro (odierno Pakistan)
  • Sodoma (pressi del Mar Morto)
  • Gomorra (pressi del Mar Morto)
  • Adama (Alcuni studiosi hanno cercato di identificarla con la città di Adam (o Adama) citata in Gs 3:16, nonché di localizzarla dove si trova attualmente Damieh, un guado del fiume Giordano)
  • Zoar (posta all’estremità meridionale del Mar Morto)
  • Zeboim (La locazione della città è sconosciuta, anche se certamente era nei pressi della valle di Siddim, presso l’estremità meridionale del Mar Morto. Il sito dove sorgeva potrebbe ad oggi essere sommerso)
  • Città X (???)
ipotetico scenario della distruzione di Mohenjo-Daro

ipotetico scenario della distruzione di Mohenjo-Daro

Nel deuteronomio 29,22-23 troviamo un interessante dettaglio:

22 tutto il suo suolo sarà zolfo, sale, arsura, non sarà seminato e non germoglierà, né erba di sorta vi crescerà, come dopo lo sconvolgimento di Sòdoma, di Gomorra, di Adma e di Zeboim, distrutte dalla sua collera e dal suo furore, 23 diranno, dunque, tutte le nazioni: Perché il Signore ha trattato così questo paese? Perché l’ardore di questa grande collera?”

Di questi versi esiste una versione riveduta:

22 quando vedranno che tutto il suo suolo sarà zolfo, sale, arsura e non vi sarà più sementa, né prodotto, né erba di sorta che vi cresca, come dopo la rovina di Sodoma, di Gomorra, di Adma e di Seboim che il SIGNORE distrusse nella sua ira e nel suo furore, diranno: 23 “Perché il SIGNORE ha trattato così questo paese? Perché l’ardore di questa grande ira?”

E una versione diodati:

22 Così la futura generazione dei vostri figli che sorgerà dopo di voi e lo straniero che verrà da un paese lontano, nel vedere le calamità e le infermità che l’Eterno gli ha inflitto, diranno: 23 “Tutto il suolo è zolfo, sale, arsura; non è seminato, non produce più nulla e non vi cresce più alcuna erba, come dopo la distruzione di Sodoma, di Gomorra, di Admah e di Tseboim, che l’Eterno distrusse nella sua ira e nel suo furore”.

Stranamente le tre versioni non riportano la città chiamata Zoar. Come mai quest’apparente omissione ?

Zoar non è stata colpita dalla punizione divina ?

Passiamo ora alle informazioni base sulle locazioni di Sodoma, Gomorra, Adma, Zeboir e Zoar:

Zeboim:

La locazione della città è sconosciuta, anche se certamente era nei pressi della valle di Siddim, presso l’estremità meridionale del Mar Morto. Il sito dove sorgeva potrebbe ad oggi essere sommerso. Potrebbe corrispondere a Talaa Sebaan, un vasto complesso di rovine fra il Mar Morto e Kerak. Recentemente è stato tentato di identificare la città nei testi delle tavole di Ebla, tuttavia la questione è molto dibattuta.

Zoar:

La locazione della città viene tradizionalmente posta all’estremità meridionale del Mar Morto. Flavio Giuseppe, in Guerra Giudaica, la chiama “Zoar d’Arabia”, mentre Eusebio, nell’Onomasticon, afferma che il Mar Morto si trova fra Gerico e Zoar, e Tolomeo la dice parte di Arabia Petrea. Zoar è presente nei lavori di alcuni geografi arabi, sotto il nome di Zughar o Sughar, che la localizzano in un’arida vallata a un grado a sud di Gerico, definendola un’importante città di passaggio fra Gerico e Akkabah. Viene citata anche dai  Crociati, che attestano come Segor fosse circondata da palme. Dal racconto biblico della Genesi, inoltre, si sa che Zoar era situata in una valle, e non su un’altura. La posizione più plausibile è quindi alle pendici dei monti di Moab, ad est di Wady Ghurundel, dove esiste a tutt’oggi una fertile oasi

Adma:

Alcuni studiosi hanno cercato di identificarla con la città di Adam (o Adama) citata in Gs  3:16 nonché di localizzarla dove si trova attualmente Damieh, un guado del fiume Giordano.

Sodoma:

Il geografo Strabone affermò che gli abitanti delle località vicino a Masada gli dissero che “una volta c’erano solo 13 città abitate nella regione in cui Sodoma faceva da metropoli. Lo storico Flavio Giuseppe  identificava geograficamente anche lui la città di Sodoma in una regione in prossimità del Mar Morto. Egli però si riferisce al lago salato con il nome di “Asfaltide”. L’archeologo Archibald Henry Sayce tradusse un poema accadico in cui venivano descritte delle città distrutte da una pioggia di fuoco, scritto da una persona che era riuscita a fuggire prima del disastro; i nomi delle città in questione purtroppo non ci sono pervenuti. Ad ogni modo, Sayce in seguito spiega che il poema ricorda più che altro la distruzione di Sennacherib. Sennacherib (in lingua accadica Śïn-ahhe-eriba “(il Dio della luna) Sin ha preso mio fratello al mio posto”) (705 a.C. circa – 681 a.C.) fu figlio di Sargon II, al quale succedette sul trono di Assiria il dodicesimo giorno di Ab (luglio-agosto) intorno al 705 a.C. 

Gomorra:

Secondo il testo biblico era situata nei pressi del Mar Morto e governata da un re di nome Birsa

A questo punto abbiamo un paio di elementi interessanti:

  • La misteriosa assenza della città di Zoar dalla lista delle città citate nel deuteronomio.
  • Tutte le città elencate sono nei pressi del Mar Morto
  • Un poema accadico parla di alcune città distrutte da una pioggia di fuoco (dettaglio descritto anche nella bibbia)
  • Tutte le città elencate sono scomparse nel nulla e non si trovano le presunte tracce della presunta esplosione

Ma prima di procedere oltre voglio riportare un dettaglio alquanto importante che mira a rafforzare il legame tra Mohenjo-Daro e Sodoma e Gomorra:

La spedizione americana diretta dal geologo americano W.F.Lynch nel 1848 scoprì l’inabissamento della valle di Siddim con Sodoma e Gomorra. La data di questa catastrofe si può stabilire geologicamente con sufficiente precisione poco dopo il 2000 a.C.

2000 a.C. ? Non vi dice nulla ?

Guarda caso un pezzo del titolo del libro di Davenport e Vincenti: “2000 a.C. Distruzione Atomica”.

Questo elemento potrebbe fornire la risposta alla seguente domanda:

perché Mohenjo-Daro è stata trovata a differenza di Sodoma e Gomorra ?

Entrambe le città si sono inabissate e quindi è impossibile, almeno con la strumentazione attuale tentare di riportarle alla luce.

Per quanto riguarda Mohenjo-Daro si trovava in una posizione geografica diversa la quale ha permesso alla città, o meglio ai suoi resti, di rimanere visibili al mondo.

Lo stesso potrebbe essere accaduto per le altre città e qui sorgerebbe una domanda alquanto particolare:

la nostra ricerca potrebbe concludersi qui ?

Io dico di no in quanto possiamo lavorare sui seguenti elementi e cercare di capire altri dettagli atti a fare chiarezza sulla distruzione di queste città:

  • Le tracce di esplosione nel Sinai
  • I vari elementi trovati a Mohenjo-Daro
  • La storia di Sodoma e Gomorra descritta nella Bibbia
  • I legami tra la valle dell’Indo, la valle del Nilo e la terra di Sumer

2000 DA

Il legame tra questi quattro punti verrà mostrato nella sesta parte dell’articolo in questione.

 

Lombardi David – LUMOS

 

Fonti:

2000 a.C. distruzione atomica – D.W. Davenport e E. Vincenti

 

LE ARMI DEGLI DEI Un incredibile tecnologia (parte 4)

In questa quarta parte affronteremo l’affascinante questione di Mohenjo-Daro esaminando altri dettagli emersi dal lavoro dei ricercatori Davenport e Vincenti.
Iniziamo con gli scheletri rinvenuti nella città di Mohenjo-Daro sui quali aleggia un grande mistero e mettiamo subito sulla tavola delle nostre ricerche i quattro punti essenziali che gli stessi Davenport e Vincenti hanno evidenziato:

• Gli scheletri erano concentrati in una fascia che riempiva un’area semicircolare, avente come centro ideale l’angolo sud-sud-est della città. All’interno e all’esterno di questa fascia, come nelle zone scavate, non sono stati scoperti resti umani
• La posizione dei corpi era scomposta e contorta. Sir Mortimer Wheeler scrisse che gli abitanti del posto erano periti di una morte “violenta e subitanea”
• Alcuni scheletri riportano tracce di carbonizzazione e calcinazione alle quali gli archeologi hanno cercato, invano, di dare una logica spiegazione.
• Vicino agli scheletri non sono state trovate armi, ma oggetti di uso comune; che nessuno porta i segni inequivocabili di colpi di mazza, di scure o di spada; che si tratta di uomini, donne e bambini e non di guerrieri caduti in combattimento.

scheletri di Mohenjo-Daro

scheletri di Mohenjo-Daro

Un altro dettaglio emerge dal libro di John Marshall Mohenjo-Daro and the Indus Civilisation nel quale vengono esaminati tutti gli scheletri trovati e da tale esame Davenport e Vincenti fanno un piccolo sunto che merita la nostra attenzione:

“in questo piccolo locale è avvenuta una vera carneficina, i corpi sono stati sbattuti a terra come bambole di pezza, senza che avessero il tempo di abbozzare un qualsiasi gesto di fuga. Poiché non sono stati trovati ne armi ne attrezzi da lavoro, ma solo qualche coccio e qualche ornamento è probabile che queste persone stessero tranquillamente chiacchierando o mangiando, quando la cosa li ha travolti. Un lampo, qualche breve spasimo di agonia e poi tutto è stato silenzio, rotto solo dal crepitio degli incendi e, probabilmente, dalle grida di terrore che si levavano dai quartieri più lontani dove la potenza distruttrice che aveva colpito Mohenjo-Daro aveva perso parte della sua furia omicida”

Questo sunto riguarda un punto della città dove sono stati rinvenuti tot scheletri e dalle analisi, nel libro dei due ricercatori vi sono pagine di dettagli, effettuate è emerso che qualcosa dalla potenza devastante e dalla rapidissima velocità ne ha causato la morte.
Cosa ?
La leggenda, citata nella terza parte, potrebbe darci un indicazione su cosa potrebbe essere stato:

“…con una luce che brillava come mille soli e che mandava il rombo di diecimila tuoni…”

Prendiamo i due dettagli chiave:

• Brillava come mille soli
• Aveva il rombo di diecimila suoni

Questi due elementi a cosa possono essere paragonati ?
Un cosa che brilla come mille soli cosa può essere ? ad occhio e croce una luce incredibilmente accecante.
Una cosa che ha il rombo di diecimila tuoni ? un tuono incredibilmente potente e non quello di un semplice temporale.
Questi due elementi ci fanno ipotizzare che tale descrizione riguardi quella di un ipotetica esplosione atomica/nucleare in quanto vi è una luce accecante e un rombo impressionante.
In molti film quando vengono distrutte immense aree, ad opera di ipotetiche armi nucleari l’esplosione inizia con una forte luce seguita da un rumore simile a una sorta di rombo e tale fatto va a coincidere con quello che potrebbe essere accaduto a Mohenjo-Daro.
Quindi la descrizione della leggenda descrive un fatto che inizierei ad eliminare dall’immaginario e ad inserire nel reale.
Passiamo ora ai reperti trovati nella città i quali hanno riportato importanti informazioni sulla scomparsa di quest’ultima. Riporto due elementi fondamentali emersi dalle analisi di laboratorio:

• La struttura delle pietre è, normalmente cristallina, cioè la materia è formata da microscopici cristalli. Quando una pietra viene fusa i cristalli scompaiono e la massa diventa un fluido, un liquido omogeneo. Se le si consente di raffreddarsi lentamente i cristalli tornano a formarsi, ma se il raffreddamento è molto veloce i cristalli non hanno il tempo di riformarsi. È il caso del nostro campione. Solo all’interno, si è mantenuto per qualche frazione di secondo in più, ha fatto in tempo a formarsi qualche microcristallino. Il minerale è passato, perciò, dallo stato liquido allo stato solido in pochi secondi. Non solo ma anche l’operazione inversa (dallo stato solido a quello liquido) è avvenuta in tempi brevissimi e a temperature superiore i 1500 gradi
• Le pietre nere non provengono ne da fornaci (dove sarebbero state sottoposte a un calore più debole, ma molto più prolungato e uniforme) ne sono state ridotte cosi da un normale incendio, sia perché la temperatura raggiunta in questo caso non sarebbe bastata, sia perché un incendio di vaste proporzioni dura a lungo e, anche quando è finito, i resti impiegano parecchie ore a raffreddarsi

Questi due fondamentali elementi, emersi da lunghe analisi, hanno portato alla seguente conclusione:

“I reperti di Mohenjo-Daro sono stati esposti ad un ondata di calore intensissimo ma di brevissima durata, dopo che la temperatura è istantaneamente scesa a livelli normali, causando una repentina solidificazione delle pietre fuse”

Da sinistra, David W. Davenport, Josyer (traduttore del Vymaanika Shaastra, o manuale di aeronautica complilato 4000 anni fa)  e Ettore Vincenti

Da sinistra, David W. Davenport, Josyer (traduttore del Vymaanika Shaastra, o manuale di aeronautica complilato 4000 anni fa) e Ettore Vincenti

Non ci sono dubbi sul fatto che una rapida ondata di calore ha avvolto una grande parte di Mohenjo-Daro per un brevissimo lasso di tempo e di certo un fenomeno del genere non può essere dovuto a dei guerrieri che in massa hanno deciso di uccidere gli abitanti della città.
Di certo possiamo escludere anche un epidemia, come hanno fatto anche gli stessi Davenport e Vincenti in quanto un epidemia non uccide nello stesso “preciso” momento un elevato numero di persone che, tra l’altro, stanno svolgendo tranquillamente la loro vita.
I resti degli scheletri ci fanno escludere sia un attacco di guerrieri che una malattia e le analisi di laboratorio fanno sempre prendere più forma alla questione dell’esplosione.
Quindi se dovessi dare una risposta alla domanda: Mohenjo-Daro è stata distrutta da un’esplosione atomica/nucleare ? direi è molto possibile anche se sul dettaglio del tipo di esplosione vi sono ancora dei dubbi i quali spero di dissipare tra la quinta e sesta parte di questo argomento

Lombardi David – LUMOS

Fonti:
2000 a.C. distruzione atomica – D. W. Davenport e E. Vincenti

IL SEGRETO DELL’ALDILA’ Il Pianeta degli Dei (Parte 1)

Esiste veramente l’aldilà inteso come altra dimensione ? oppure l’aldilà è un mondo reale possibile da raggiungere ?
Io credo che se, come hanno dimostrato molte ricerche, gli dei erano esseri in carne ed ossa e che provenivano da un pianeta reale come tutti gli altri pianeti del sistema solare, va da se che anche l’aldilà potrebbe avere questa sorta di consistenza.
Nel libro di Zecharia Sitchin “Le Astronavi del Sinai” viene mostrato un viaggio attraverso il quale il faraone poteva entrare a far parte della famiglia degli dei.
Ecco il sunto che Sitchin fa di tale viaggio:

sinai ufo

“egli viaggiava verso un luogo di lancio situato a est dell’Egitto; entrava in un groviglio di gallerie e camere sotterranee; passava tranquillamente vicino a strutture radioattive. Si vestiva con tutto l’equipaggiamento di un astronauta, entrava nella cabina di un veicolo volante e sedeva, legato tra due divinità. Poi, quando si aprivano le doppie porte e al di là si vedeva il cielo albeggiare, si accendevano i motori e il veicolo si trasformava nella Scala Celeste con la quale il faraone poteva raggiungere la dimora degli dei sul loro pianeta di milioni di anni.

Non possiamo negare che tale spiegazione dovuta alla traduzione dell’antica scrittura egizia ci fa vedere il regno dell’aldilà in un ottica, anche se non del tutto, nuova.
Ho detto non del tutto in quanto, anche se l’esempio può sembrare stupido, nel cartone animato di Dragon Ball le varie divinità, della terra, dell’universo e delle varie galassie, vivono su vari pianeti. Anzi per arrivare sul pianeta del famoso Re Kaiho, della galassia di appartenenza di Goku, bisogna partire dal regno degli inferi, una sorta di aeroporto spaziale, e percorrere una lunga strada a forma di serpente, la cui fine porta davanti al pianeta o regno di Re Kaiho.
Di conseguenza, almeno io e penso anche altri che conoscono Dragon Ball e hanno letto i libri di Sitchin non resteranno cosi poi tanto sorpresi nell’apprendere che per aldilà gli antichi egizi intendevano il “Pianeta degli Dei”.

il pianeta di Re Kaioh

il pianeta di Re Kaioh

Quindi il famoso, anzi famosissimo, “Alidilà” esiste ed è un possibile pianeta, il tanto ormai conosciuto “Nibiru”, visto che stiamo parlando in modo esplicito delle ricerche di Sitchin.
Altri dettagli vengono messi a nostra disposizione sempre dallo stesso libro e sono due:

Dettaglio 1:
Le scale messe a disposizione sono due: “l’occhio di Ra” e “l’occhio di Horus”. Esse vengono preparate e messe in posizione: una sull’ala di Thot e l’altra sull’ala di Seth. Gli dei spiegano al re che la seconda barca serve al figlio di Aten, un dio sceso dal disco alato. Vestito poi come un dio, il re è assistito da due dee che lo fanno entrare nell’occhio di Horus.
Dettaglio 2:
L’occhio o barca nel quale il re entra è lungo 770 cubiti (300 metri)

Questi due dettagli mostrano il re “Faraone” che sale a bordo di una sorta di veicolo per partire verso il pianeta degli Dei e quindi ci troviamo di fronte a una sorta di viaggio spaziale.
Prima della partenza verso tale pianeta viene, come spiega Sitchin, “esaudita una preghiera” e notiamo l’importanza di alcune parole riportate dal nostro esperto:

“la preghiera è stata esaudita: il re possiede ora un Eterna Durata, un Nome ovvero una Scala Divina. Con essa può finalmente cominciare la sua ascesa al cielo. Benché in realtà gliene serva solo una”

Quest’ultimo dettaglio ci chiarisce ulteriormente la questione in quanto si parla di “Eterna Durata”. Cosa significa ?
Per essere più precisi viene specificato che il re “possiede” qualcosa di eterno e vedendo la questione, con l’antica mentalità egizia, possiamo facilmente dedurre che questo “qualcosa di eterno” sarebbe un qualcosa che gli darà l’immortalità degli dei.
Ma si tratta veramente di immortalità ?
Possiamo parlare in termini di “immortalità” se vediamo negli dei persone incorporee o qualcosa di simile e possiamo legare a queste cose il termine “aldilà” come un qualcosa di incorporeo.
Ma se il viaggio nell’aldilà è qualcosa di reale e tangibile allora consisterà in un vero e proprio viaggio spaziale che condurrà il nostro re, non da esseri incorporei, ma bensì da esseri corporei, molto più evoluti di noi, ma sempre corporei sul loro pianeta.
Quindi per concludere possiamo veramente affermare che l’aldilà è un mondo senza consistenza o si tratta di un vero e proprio pianeta ? e l’immortalità esiste oppure dietro tale termine si nasconde qualcosa di scientificamente più complesso ?
Nella seconda parte inizieremo a dare una risposta a queste due domande

Lombardi David – LUMOS

FONTI
Le Astronavi del Sinai – Zecharia Sitchin

LE ARMI DEGLI DEI Un incredibile tecnologia (parte 3)

Nella seconda parte avevo accennato all’esistenza dei luoghi in cui sono state trovate tracce evidenti dell’efficacia distruttiva delle famose “armi degli dei”. I luoghi in questione sono i resti delle seguenti città:

• Mohenjo-Daro (odierno Pakistan)
• Sodoma (pressi del Mar Morto)
• Gomorra (pressi del Mar Morto)
• Adama (Alcuni studiosi hanno cercato di identificarla con la città di Adam (o Adama) citata in Gs 3:16, nonché di localizzarla dove si trova attualmente Damieh, un guado del fiume Giordano)
• Zoar (posta all’estremità meridionale del Mar Morto)
• Zeboim (La locazione della città è sconosciuta, anche se certamente era nei pressi della valle di Siddim, presso l’estremità meridionale del Mar Morto. Il sito dove sorgeva potrebbe ad oggi essere sommerso)
• Città X (???)

Nell’elenco in questione solo la settima città è misteriosa ma procediamo con ordine e metodo in modo da chiarire il mistero un passo alla volta. Delle sei città da me elencate solo la prima si trova distante dalle altre il che potrebbe, a primo impatto, escluderla dalla lista ma alcuni elementi, emersi in anni di ricerca, hanno dimostrato che la sua scomparsa è molto simile a quella di Sodoma e Gomorra.
Dobbiamo come primissima cosa ringraziare il lavoro svolto da Zecharia Sitchin con il suo libro “Guerre atomiche al tempo degli dei” ed i ricercatori David W. Davenport e Ettore Vincenti con il loro libro “2000 a.C. distruzione atomica”.
Questi due libri aprono la questione sulla distruzione delle prime tre città elencate portando in campo molti elementi.
Il primo di essi lo troviamo nel libro di Sitchin, per la precisione, nel capitolo 14 “L’olocausto Nucleare” dove, grazie anche ai satelliti della Nasa, è stata scoperta una frattura cicatrizzata sulla superficie della penisola del Sinai.
In quel punto preciso il terreno ha assunto un coloritura nerastra e stando ad un attento esame essa è stata prodotta da milioni e milioni di pezzi piccoli e grandi di roccia annerita.
Sembra come se una “gigantesca mano”, termine usato da Sitchin, li abbia gettati a terra ed inoltre nell’esaminare bene la frattura c’è un dettaglio sul colore che va messo in evidenza:

“il nero non è colore naturale per la penisola del Sinai, dove il bianco della pietra calcarea e il rosso dell’arenaria si combinano in colori forti che vanno dal giallo brillante al grigio chiaro al marrone scuro, ma mai al nero, che in natura è dato solo dalla pietra del basalto (il basalto è una pietra di origine vulcanica)”

Secondo l’ipotesi del noto ricercatore sarebbero andati distrutti sia il porto spaziale che le città (più di una) del male. Con il termine plurale delle città si riferisse alle cinque sopracitate ?
Forse si o forse no.

copertina del libro: 2000 a.C. distruzione atomica

copertina del libro:
2000 a.C. distruzione atomica

Nonostante il dubbio nel libro “2000 a.C. distruzione atomica” nel quale viene esaminato nel dettaglio il mistero della scomparsa di Mohenjo-Daro ad opera di un esplosione atomica è emerso un dettaglio che merita subito la nostra attenzione:

“Una strana leggenda narra che gli dei presi da una grande collera con gli abitanti dell’antico regno dove ora c’è solo deserto, hanno annientato sette città con una luce che brillava come mille soli e che mandava il rombo di diecimila tuoni. Da allora nelle città maledette non ha più abitato nessuno e chi si azzarda ad avventurarsi sui luoghi dove erano sorte viene aggredito da demoni cattivi che lo fanno morire…Si parla di città rese di vetro in riferimento a rocce vetrificate dal calore”

Nel libro sopracitato emerge anche un ottava città a complicare le cose ma per il momento basiamoci sulla leggenda inerente gli dei e la loro decisione di distruggere sette città.
Noi abbiamo una lista di sette città di cui su tre di esse abbiamo un certa mole di informazioni.
Tutto questo dove ci porta ?
Ci porta a dedurre che qualcosa di realmente incredibile è successo e se andiamo a fare un esame dei fatti sia a Mohenjo-Daro che a Sodoma e Gomorra nel punto in cui si ipotizza esserci stata un esplosione vi è una colorazione nerastra della terra.
Le tre città sono accomunate da due elementi principali:

• Sono soggette all’ipotesi di un esplosione atomica/nucleare
• Nei punti degli ipotetici epicentri la terra presenta una colorazione nerastra

ipotetico scenario della distruzione di Mohenjo-Daro

ipotetico scenario della distruzione di Mohenjo-Daro

Per quanto riguarda Sodoma e Gomorra c’è un dettaglio interessante e riguarda la moglie di Lot la quale, nonostante gli fosse stato detto di non voltarsi indietro, si voltò indietro a guardare e venne trasformata in una statua di sale.
In caso di attacco nucleare, viene detto di mettersi al riparo (in quel caso le montagne) e di non guardare verso l’epicentro del disastro,a causa di calore e delle radiazioni.
Parlando sempre in termini moderni di esplosioni atomiche/nucleari voglio attirare la vostra attenzione sul loro raggio d’azione che si divine in tre aree specifiche:

• Area di disintegrazione (epicentro): scompare tutto e gli esseri umani, se ci sono, vengono distrutti dal calore e dallo spostamento dell’aria. Qui lo sviluppo di calore è massimo e si notano tracce di vetrificazione.
• Area 2: gli edifici vengono rasi al suolo, con sviluppo di incendi e morte istantanea per le persone.
• Area 3: gli edifici vengono gravemente danneggiati (ma non rasi al suolo), dove si sviluppano incendi e dove gli esseri umani hanno buona possibilità di non essere uccisi di colpo. Magari restano feriti o contaminati a morte oppure moriranno dopo un tot di tempo (alcuni giorni o mesi)

A Mohenjo-Daro queste tre aree o fasce sono riconoscibili. Riporto qui le zone di Mohenjo-Daro comparandole alle nostre conoscenze attuali sull’esplosioni atomiche:

• Epicentro – Raggio di Completa disgregazione (zona1)
• Raggio di danni scoppio incendio (zona2)
• Raggio di danno radioattivo (zona3)
• Massimo raggio di danni (il raggio totale d’azione)

È un caso che ciò che rimane di Mohenjo-Daro ricalchi alla perfezione le stesse tre aree che si sviluppano dopo l’esplosione di un’arma atomica o nucleare ?
E’ un caso che l’avviso dato alla moglie di Lot rientri negli stessi tipi di precauzione dati alla gente in caso di un esplosione nucleare ?
Io credo di no.
Ovviamente non è tutto in quanto nella prossima parte, ossia la quarta, entreremo nel vivo del mistero di Mohenjo-Daro mostrando come prove non solo gli esami di laboratorio fatti su alcuni reperti ma anche gli esami effettuati sugli scheletri trovati nella città.

Lombardi David – LUMOS

Fonti
Guerre Atomiche al tempo degli Dei – Zecharia Sitchin
2000 a.C. Distruzione Atomica – D. Davenport e E. Vincenti

LE ARMI DEGLI DEI Un incredibile tecnologia (parte 2)

Nella prima parte eravamo rimasti ponendoci delle domande sulle famose “Armi degli Dei” le quali miravamo a capire se fossero vere oppure false. Ora attraverso alcuni brani di testi come il Mahabharata vedremo ora alcuni esempi di queste armi:

copertina del Mahabharata

copertina del Mahabharata

“ti darò Pashupata, la mia arma preferita. Non la conosce nessuno, nemmeno il più grande fra gli dei. Devi fare molta attenzione a non utilizzarla male, perche se la utilizzi contro un nemico debole, può distruggere l’intero mondo. Non c’è nessuno che possa sopravvivere a quest’arma. La puoi sparare sia con un arco, sia con l’occhio, sia con la forza della mente” (testo tratto dal Pana Parva, terzo libro del Mahabharata, in cui Arjuna chiese un arma al suo dio Shiva)

“ancora invisibili i Daitya iniziarono a combattere servendosi di illusioni. E anch’io combattei al loro fianco e utilizzai l’energia di armi invisibili… E quando i Daitya scapparono tutto divenne visibile, sulla terra giacevano centinaia di migliaia di morti…diventai insicuro, e Matali notò questo mio stato d’animo. Quando mi vide sconvolto disse <O Arjuna, Arjuna ! Non avere timore. Usa l’arma del lampo di tuono >. Quando percepii queste parole, tolsi la sicura all’arma preferita del re dei celesti” (Mahabharata – sezione CLXXII – Nivata-Kavacha-Yuddha Parva)

“Gli elefanti barrirono e bruciarono, tutti gli uccelli sbiancarono, gli alimenti si avvelenarono, i soldati che non furono colpiti direttamente si gettarono nei ruscelli e nelle acque, perche tutto era ricoperto dall’alito mortale degli dei. Anche i bambini non ancora nati morirono nel ventre delle madri” (testo tratto dal Musala Parva, terzo libro del Mahabharata. In esso Curkha, uno degli dei, lanciò un solo colpo sulle tre città).

“quest’arma suscitò terrore e sbigottimento, allorché Karna la prese dal deposito degli armamenti…gli uccelli nell’aria lanciarono un urlo terribile, si sollevò una violenta tempesta, guizzarono e cui rombarono i tuoni. L’arma colpì con un rumore forte il cuore di Ghatotkacha, lo perforò, e si perse nel cielo notturno costellato da una miriade di stelle” (altro brano del Mahabharata)

“Aswathama scaraventò Narayana, la sua arma più pericolosa, contro le truppe di Pandava. Volò nell’aria e migliaia di dardi uscirono come serpenti sibilanti e colpirono i soldati da tutte le parti. Vasudeva ordinò alle truppe di non continuare a combattere e di gettare le proprie armi, perché sapeva bene che Narayana seguiva un sortilegio. Avrebbe ucciso tutti coloro combattevano o avrebbero voluto combattere , mentre avrebbe risparmiato tutti coloro che avrebbero deposto le armi” (altro brano ancora del Mahabharata)

Passiamo ora all’esame dei brani riportati cercando di carpirne gli aspetti “tecnologici” in essi presenti.
Partiamo dal primo brano procedendo fino al quinto ed estrapoliamo da essi ciò che ci occorre.

immagine di un Vimana: veicolo celeste degli Dei

immagine di un Vimana: veicolo celeste degli Dei

Brano1
• Un arma che se usata contro un nemico debole può distruggere il mondo
• Può essere sparata sia con un arco, sia con l’occhio, sia con la forza della mente
Brano 2
• Combattere servendosi di illusioni
• Armi invisibili
• Alla fine delle illusioni ci sono centinaia di migliaia di morti
Brano 4
• L’arma colpisce al cuore
• Dopo il colpo sparisce nel cielo
Brano 5
• Arma che uccide tutti coloro che combattevano o che avrebbero voluto combattere
• Arma che non uccide tutti coloro che avrebbero deposto le armi

Non emerge moltissimo ma abbiamo già alcune informazioni su queste “armi degli dei” le quali se prendiamo come esempi il brano1 e il brano5 posso essere lanciate in diversi modi (brano1) e hanno un sorta di potere selettivo (brano5)
Altre informazioni, le quali emergono dai brani 2 e 4, riguardano una sorta di mira precisa (brano4) e la capacità di creare illusioni le quali conducono alla morte di migliaia di persone (brano2).
A questo punto soffermiamoci su due dettagli:

• Brano1: Devi fare molta attenzione a non utilizzarla male, perche se la utilizzi contro un nemico debole, può distruggere l’intero mondo
• Brano2: ancora invisibili i Daitya iniziarono a combattere servendosi di illusioni . E quando i Daitya scapparono tutto divenne visibile, sulla terra giacevano centinaia di migliaia di morti

Abbiamo un arma che se utilizzata “contro un nemico debole può distruggere l’intero mondo” e una sorta di “armi invisibili” che creano illusioni le quali hanno come conseguenza un elevatissimo numero di morti. Cerchiamo di vedere in questi elementi i loro aspetti che oggi andremmo a chiamare “tecnologici”.
Armi invisibili che creano illusioni e che allo scomparire di esse abbiamo migliaia di morti. Un illusione non può uccidere a meno che:

• Non siano ologrammi che ingannano il nemico facendo combattere le persone che poi verranno uccise tra di loro.
• Non siano sostanze allucinogene con lo stesso scopo ed identico scopo degli ologrammi

Una spiegazione delle armi usate nel secondo brano potrebbe essere questa. Ma per quanto riguarda l’arma del primo brano ? quale arma usata contro un nemico debole potrebbe distruggere l’intero mondo ? cosa si intende con nemico e mondo ? ed inoltre tendo a sottolineare l’elemento chiave ossia “potrebbe”.
Se per “nemico debole” intendesse lo scarso livello tecnologico del genere umano, il quale non sarebbe stato in grado di contrastare un arma talmente potente da distruggere quest’ultimo, allora ha un senso.
Per il momento escludo che tale arma possa distruggere l’intero globo ma penso che possa distruggere ampli spazi e ciò potrebbe richiamare la nostra attenzione sui casi di “Sodoma e Gomorra” e su “Mohenjo-Daro”. Questi due casi, gli unici fin’ora documentati, sono stati oggetti di ipotetici attacchi nucleari o atomici.
Tornando però alla nostra arma c’è un altro dettaglio:
“sia con un arco, sia con l’occhio, sia con la forza della mente”

Tre modalità diverse di uso dell’arma e ciò complica un bel po’ la questione visto che le tre modalità ci portano a dedurre in linea di massima le dimensioni dell’arma.
Le tre modalità sono:

• Arco
• Occhio
• Mente

Con l’arco mi viene in mente una “freccia” ma se l’arma in questione ha un potenziale distruttivo ad ampio raggio mi risulta un po’ difficile vedere in una freccia una tale cosa.
Le ipotesi a questo punto sono due:

• Un arco e una freccia di enormi dimensioni proporzionate al potenziale distruttivo
• Un arco e una freccia normali ma dotati un potenziale distruttivo enorme (il classico caso in cui l’apparenza inganna)

L’uso della mente potrebbe corrispondere all’uso della telecinesi mentre quello dell’occhio lascia molto a desiderare. Forse all’occhio viene applicato un sensore a sua volta collegato all’arma o qualcosa di simile. Per il momento lasciamo questa ipotesi dato che non dispongo di altri dettagli per ampliare la questione.
Ovviamente ho riportato alcuni esempi sulla questione ma esiste un elevato numero di brani in cui vengono descritti gli usi delle “armi degli dei” e nonostante un primo esame non possiamo dire se i fatti narrati nei brani del Mahabharata siano reali oppure no.
Possiamo solo ipotizzare che se tali brani raccontano qualcosa di vero e reale allora in epoche remote sono realmente esistite armi straordinarie dotate di un potenziale distruttivo impressionante.
Tranquilli che non è tutto qui in quanto questa seconda parte ha avuto come scopo quello di mostrare alcuni dettagli di alcune armi ma con la terza e quarta parte si andrà ancora di più nello specifico in quanto vi sono dei luoghi in cui sono state trovate tracce dell’efficacia distruttiva di queste armi…quindi restate in attesa
Lombardi David – LUMOS e direttore C.I.R.

Fonti
Gli Dei Erano Astronauti – Erich Von Daniken
Guerre Atomiche al tempo degli dei – Zecharia Sitchin
UFO Impatto Cosmico – Alfredo Lissoni

LE ARMI DEGLI DEI: Un incredibile tecnologia (parte I)

In alcuni libri sull’archeologia spaziale, tra i quali quelli di Zacharia Sitchin e Erich Von Daniken letti qualche anno fa, notai un dettaglio alquanto interessante sulle divinità dei vari popoli:
Esse erano dotate di varie armi.
Ve ne erano una vasta gamma e tutte con caratteristiche talmente diverse e particolari che meritano una serie di articoli. In questo articolo farò una breve introduzione a queste armi per poi esaminare alcuni brani degli antichi testi e cercare di portare alla luce i dettagli rimasti ancora nascosti nell’oscurità.
Tra i vari testi antichi, studiati da molti esperti, che riportano vari dettagli di queste straordinarie armi vi sono quelli dell’antica India:

– Rigveda (dedicati alle singole divinità)
– Mahabharata (epopea nazionale dell’india antica)
– Ramayana
– Purana

Nel Ramayana si parla di diverse armi:

Kamaruchi: freccia intelligente che va dove vuole
Murchchdhana: arma che temporaneamente provoca la sospensione di tutte le sensazioni
Nadana: arma che produce gioia (gas esilarante)
Brahmasirsha: arma che poteva distruggere il mondo
Vaishnastra: arma che garantisce l’invincibilità
Indrastra: arma simile a un missile e lasciava una traccia di fuoco come una cometa
Shakti (terzo occhio di shiva): una sorta di missile portatile. Emetteva un raggio in grado di polverizzare il nemico
Agniastra: secondo il mahabharata era in grado di distruggere un intero esercito sparando colonne di fuoco
Lakshya: arma che può essere seguita nel suo percorso (telecomandata)
Modana: arma dell’inebriazione
Moha: arma che fa perdere conoscenza
Prasvapana: arma che causa il sonno
Pratiharatara: arma che neutralizza l’effetto delle altre armi
Shatagni: arma che uccide a centinaia per volta
Shoshana: arma che prosciuga le acque
Soumanva: arma che controlla la mente

Nel Vymasnika-Shaastra, un testo in sanscrito risalente agli inizi del XX secolo che riferisce la costruzione e i metodi di pilotaggio dei “Vimana” (mitici velivoli descritti nei testi Veda), vengono descritte altre tecnologie:

copertina del Vymaanika-Shaastra

copertina del Vymaanika-Shaastra

– una sorta di specchio con il quale si può assorbire energia
– uno strumento che annulla la forza del vento
– un cannone acustico
– uno strumento che rende invisibile il proprio veicolo
– una macchina che cattura l’energia del sole
– un apparecchio in grado di fermare il movimento aereo nemico
– uno schermo protettivo da disporre attorno al veicolo
– un dispositivo in grado di neutralizzare armi chimiche e biologiche
– cristalli che producono elettricità
– un attrezzatura con cui un aereo in volo può aumentare o ridurre le proprie dimensioni

Un esempio di Vimana (rukma-vimana)

Un esempio di Vimana (rukma-vimana).

Questi elenchi possono solamente dare un idea di quante siano le armi degli dei. Ma sono vere ? oppure no ? sono realmente in grado di effettuare tali danni o chi ha scritto i testi ha ingigantito la questione per creare un effetto scenico ?
per rispondere a questo bisognerà aspettare la seconda parte dove verranno mostrati alcuni brani e fatti dei confronti con alcuni eventi molto più recenti di quelli narrati nei testi vedici.

Lombardi David – LUMOS
Fonti:

Gli dei erano astronauti – Erich Von Daniken
Ufo impatto cosmico – Alfredo Lissoni