LE ARMI DEGLI DEI Un incredibile tecnologia (parte 4)

In questa quarta parte affronteremo l’affascinante questione di Mohenjo-Daro esaminando altri dettagli emersi dal lavoro dei ricercatori Davenport e Vincenti.
Iniziamo con gli scheletri rinvenuti nella città di Mohenjo-Daro sui quali aleggia un grande mistero e mettiamo subito sulla tavola delle nostre ricerche i quattro punti essenziali che gli stessi Davenport e Vincenti hanno evidenziato:

• Gli scheletri erano concentrati in una fascia che riempiva un’area semicircolare, avente come centro ideale l’angolo sud-sud-est della città. All’interno e all’esterno di questa fascia, come nelle zone scavate, non sono stati scoperti resti umani
• La posizione dei corpi era scomposta e contorta. Sir Mortimer Wheeler scrisse che gli abitanti del posto erano periti di una morte “violenta e subitanea”
• Alcuni scheletri riportano tracce di carbonizzazione e calcinazione alle quali gli archeologi hanno cercato, invano, di dare una logica spiegazione.
• Vicino agli scheletri non sono state trovate armi, ma oggetti di uso comune; che nessuno porta i segni inequivocabili di colpi di mazza, di scure o di spada; che si tratta di uomini, donne e bambini e non di guerrieri caduti in combattimento.

scheletri di Mohenjo-Daro

scheletri di Mohenjo-Daro

Un altro dettaglio emerge dal libro di John Marshall Mohenjo-Daro and the Indus Civilisation nel quale vengono esaminati tutti gli scheletri trovati e da tale esame Davenport e Vincenti fanno un piccolo sunto che merita la nostra attenzione:

“in questo piccolo locale è avvenuta una vera carneficina, i corpi sono stati sbattuti a terra come bambole di pezza, senza che avessero il tempo di abbozzare un qualsiasi gesto di fuga. Poiché non sono stati trovati ne armi ne attrezzi da lavoro, ma solo qualche coccio e qualche ornamento è probabile che queste persone stessero tranquillamente chiacchierando o mangiando, quando la cosa li ha travolti. Un lampo, qualche breve spasimo di agonia e poi tutto è stato silenzio, rotto solo dal crepitio degli incendi e, probabilmente, dalle grida di terrore che si levavano dai quartieri più lontani dove la potenza distruttrice che aveva colpito Mohenjo-Daro aveva perso parte della sua furia omicida”

Questo sunto riguarda un punto della città dove sono stati rinvenuti tot scheletri e dalle analisi, nel libro dei due ricercatori vi sono pagine di dettagli, effettuate è emerso che qualcosa dalla potenza devastante e dalla rapidissima velocità ne ha causato la morte.
Cosa ?
La leggenda, citata nella terza parte, potrebbe darci un indicazione su cosa potrebbe essere stato:

“…con una luce che brillava come mille soli e che mandava il rombo di diecimila tuoni…”

Prendiamo i due dettagli chiave:

• Brillava come mille soli
• Aveva il rombo di diecimila suoni

Questi due elementi a cosa possono essere paragonati ?
Un cosa che brilla come mille soli cosa può essere ? ad occhio e croce una luce incredibilmente accecante.
Una cosa che ha il rombo di diecimila tuoni ? un tuono incredibilmente potente e non quello di un semplice temporale.
Questi due elementi ci fanno ipotizzare che tale descrizione riguardi quella di un ipotetica esplosione atomica/nucleare in quanto vi è una luce accecante e un rombo impressionante.
In molti film quando vengono distrutte immense aree, ad opera di ipotetiche armi nucleari l’esplosione inizia con una forte luce seguita da un rumore simile a una sorta di rombo e tale fatto va a coincidere con quello che potrebbe essere accaduto a Mohenjo-Daro.
Quindi la descrizione della leggenda descrive un fatto che inizierei ad eliminare dall’immaginario e ad inserire nel reale.
Passiamo ora ai reperti trovati nella città i quali hanno riportato importanti informazioni sulla scomparsa di quest’ultima. Riporto due elementi fondamentali emersi dalle analisi di laboratorio:

• La struttura delle pietre è, normalmente cristallina, cioè la materia è formata da microscopici cristalli. Quando una pietra viene fusa i cristalli scompaiono e la massa diventa un fluido, un liquido omogeneo. Se le si consente di raffreddarsi lentamente i cristalli tornano a formarsi, ma se il raffreddamento è molto veloce i cristalli non hanno il tempo di riformarsi. È il caso del nostro campione. Solo all’interno, si è mantenuto per qualche frazione di secondo in più, ha fatto in tempo a formarsi qualche microcristallino. Il minerale è passato, perciò, dallo stato liquido allo stato solido in pochi secondi. Non solo ma anche l’operazione inversa (dallo stato solido a quello liquido) è avvenuta in tempi brevissimi e a temperature superiore i 1500 gradi
• Le pietre nere non provengono ne da fornaci (dove sarebbero state sottoposte a un calore più debole, ma molto più prolungato e uniforme) ne sono state ridotte cosi da un normale incendio, sia perché la temperatura raggiunta in questo caso non sarebbe bastata, sia perché un incendio di vaste proporzioni dura a lungo e, anche quando è finito, i resti impiegano parecchie ore a raffreddarsi

Questi due fondamentali elementi, emersi da lunghe analisi, hanno portato alla seguente conclusione:

“I reperti di Mohenjo-Daro sono stati esposti ad un ondata di calore intensissimo ma di brevissima durata, dopo che la temperatura è istantaneamente scesa a livelli normali, causando una repentina solidificazione delle pietre fuse”

Da sinistra, David W. Davenport, Josyer (traduttore del Vymaanika Shaastra, o manuale di aeronautica complilato 4000 anni fa)  e Ettore Vincenti

Da sinistra, David W. Davenport, Josyer (traduttore del Vymaanika Shaastra, o manuale di aeronautica complilato 4000 anni fa) e Ettore Vincenti

Non ci sono dubbi sul fatto che una rapida ondata di calore ha avvolto una grande parte di Mohenjo-Daro per un brevissimo lasso di tempo e di certo un fenomeno del genere non può essere dovuto a dei guerrieri che in massa hanno deciso di uccidere gli abitanti della città.
Di certo possiamo escludere anche un epidemia, come hanno fatto anche gli stessi Davenport e Vincenti in quanto un epidemia non uccide nello stesso “preciso” momento un elevato numero di persone che, tra l’altro, stanno svolgendo tranquillamente la loro vita.
I resti degli scheletri ci fanno escludere sia un attacco di guerrieri che una malattia e le analisi di laboratorio fanno sempre prendere più forma alla questione dell’esplosione.
Quindi se dovessi dare una risposta alla domanda: Mohenjo-Daro è stata distrutta da un’esplosione atomica/nucleare ? direi è molto possibile anche se sul dettaglio del tipo di esplosione vi sono ancora dei dubbi i quali spero di dissipare tra la quinta e sesta parte di questo argomento

Lombardi David – LUMOS

Fonti:
2000 a.C. distruzione atomica – D. W. Davenport e E. Vincenti

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Pubblicato il 27 agosto 2014 su paleoastronautica. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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