Siamo soli? 5 modi con cui presto potremmo scoprire E.T.

In occasione della chiusura della convention del SETI, ecco come nel prossimo futuro potremmo scoprire forme di vita extraterrestri.

Siamo soli? 5 modi con cui presto potremmo scoprire E.T.

C’è chi è convinto che gli extraterrestri siano già tra noi, che ci osservino a bordo di dischi volanti, cerchino di comunicare con noi attraverso strani disegni nel grano, e che i governi di mezzo mondo ne siano a conoscenza. E c’è chi invece crede che non li incontreremo mai, perché semplicemente non c’è nessuno, lì fuori, e l’umanità è destinata a rimanere sola nell’universo. Tra queste due posizioni estreme c’è quella abbracciata dalla comunità scientifica, secondo la quale è inevitabile che l’universo ospiti altre forme di vita, e che è estremamente probabile che possano esistere civiltà intelligenti quanto e – si spera – più della nostra. Per questo motivo scienziati di tutto il mondo si sono incontrati dal 22 al 24 giugno a Santa Clara, in California, per la seconda convention mondiale del SETI, il grande programma per la ricerca di intelligenze extraterrestri nell’universo.

Un evento importante per fare il punto sulla ricerca, oggi possibile solo grazie a donazioni di privati e università, dopo che la NASA negli anni ’90 si svincolò dal contributo pubblico al progetto dopo le critiche avanzate dal Congresso americano, che non disdegna tuttavia di spendere oltre 100 miliardi di dollari l’anno per il budget della difesa. Il rapido evolversi delle tecniche per la ricerca di pianeti extrasolari ci ha portato, nel giro di pochi anni, alla scoperta che quasi ogni stella possiede un suo codazzo di pianeti e che in molti casi si tratta di corpi rocciosi, simili alla Terra. È solo questione di tempo, forse di un paio di anni, prima che venga scoperto un pianeta gemello della Terra, con un’atmosfera respirabile e acqua allo stato liquido in superficie. Magari sarà a decine o centinaia di anni-luce da noi, ma sarà una conferma del fatto che le condizioni per l’evolversi della vita come noi la conosciamo sono diffuse in tutto l’universo.

1 – Alieni in casa nostra

Sono in fase di sperimentazione tecniche che potrebbero permetterci nel prossimo futuro di scoprire se su questi pianeti esiste una copertura vegetale, scoperta questa che ci porterebbe a confermare – anche se in maniera indiretta – l’esistenza di una flora extraterrestre. Ma se cerchiamo tracce di vita di tipo più complesso, dovremo guardare molto più vicino a noi. Ci sono possibilità di scoprire forme di vita elementari nel nostro Sistema Solare, anche fossilizzate. Le concrezioni individuate nel famoso meteorite marziano ritrovato in Antartide nel 1997 non sono state definitivamente attribuite a fossili di batteri di Marte, ma c’è una possibilità che questa tesi sia corretta. È allora possibile che in futuro altre forme fossili di batteri e altri microrganismi alieni siano ritrovate in rocce provenienti dallo spazio, soprattutto ora che abbiamo scoperto come asteroidi e meteoriti possono ospitare amminoacidi e altri componenti organici complessi da cui sappiamo ha avuto origine la vita sulla Terra.

2 – Alieni nel prato del vicino

Un’alternativa è quella di individuare microrganismi vivi o fossili su Marte, dove gli scienziati hanno ormai accertato che in passato era presente acqua allo stato liquido sulla superficie e condizioni adatte allo sviluppo della vita. Il rover Curiosity che atterrerà ad agosto sul Pianeta Rosso, e la futura missione ExoMars, potrebbero imbattersi in scoperte clamorose appena sotto la superficie di Marte. Ma sappiamo che non esiste solo Marte. La luna di Giove, Europa, che sarà meta di una missione dell’ESA nel 2020, potrebbe secondo gli scienziati ospitare un oceano di acqua sotto lo strato di ghiaccio che la riveste; un oceano reso tiepido dal calore interno del satellite, dove potrebbero essersi sviluppate elementari forme di vita. Su Titano, una delle lune di Saturno, la missione Cassini-Huygens ha scoperto una realtà identica a quella della Terra primordiale, dove forme di vita basate sul metano potrebbero sopravvivere. Ci vorranno decenni prima di poter fare ulteriore luce su questi misteri, essendo necessario inviare nuove sonde, ma le possibilità stanno aumentando significativamente.

3 – E.T. è stato qui

Una terza ipotesi rientra forse più nel campo della fantascienza che in quello della scienza, ma vale la pena provare. Se civiltà intelligenti esistono nell’universo, potrebbero già aver fatto visita al nostro Sistema Solare in un passato anche molto remoto, e aver lasciato traccia del loro passaggio. Non ci riferiamo alle tesi di pseudo-archeologia degli astronauti alieni dipinti nelle pitture rupestri o legati ad antiche mitologie, quanto alla possibilità di trovare indizi di manufatti alieni sulla Luna o su Marte. Alcuni studiosi sostengono l’importanza di avviare un’analisi al metro quadro delle superfici di Luna e Marte fotografate dai satelliti e rese disponibili su Google. Potrebbe uscire fuori un monolite nero come in 2001: Odissea nello spazio, o una faccia umana che ci guarda: in quel caso il rischio è di farci prendere la mano e cadere nella tendenza alla pareidolia, quella che ci porta per esempio ad attribuire forme sensate alle nuvole.

4 – Telefono casa

Un contatto diretto – o quasi – con una civiltà extraterrestre potrebbe avvenire attraverso la radioastronomia. Da quando trasmettiamo messaggi usando le onde radio – più o meno dalla fine del XIX secolo – abbiamo iniziato a inondare il cosmo di comunicazioni artificiali che viaggiano alla velocità della luce. Dalla metà degli anni ’40 del secolo scorso alcune di queste comunicazioni sono diventate abbastanza potenti da raggiungere stelle lontane molti anni-luce dove qualche civiltà in ascolto potrebbe averle captate, rintracciandone l’origine. La stessa cosa potrebbe avvenire sulla Terra: i tanti potenti radiotelescopi sparsi per il mondo potrebbero intercettare comunicazioni aliene, involontarie o magari esplicitamente create per instaurare un dialogo con altre civiltà. Questi messaggi potrebbero informarci sulla loro origine, sulla biologia, gli usi e i costumi di altre intelligenze, una volta trovato il modo di decifrarli. L’unico linguaggio comune che potremo usare è quello della matematica astratta, e numerosi scienziati hanno già elaborato metodi tramite i quali ritengono sia possibile accordarsi con intelligenze extraterrestri su concetti ritenuti universali come “vero/falso”, attraverso i quali instaurare un dialogo. Se tuttavia resteremo limitati alle comunicazioni radio, qualsiasi dialogo soffrirà di un terribile problema: la distanza tra noi e altre stelle è inevitabilmente di diversi anni-luce, per cui tra la domanda e la risposta potremo dover attendere anche tutta la vita.

5 – Siamo venuti in pace

Infine, c’è un’ultima possibilità, quella che fa sognare gli ufologi di tutto il mondo: il “primo contatto”. Poiché noi non siamo in grado di viaggiare tra le stelle e sbarcare su altri pianeti al di fuori del nostro Sistema Solare, l’unica speranza è che siano gli altri ad arrivare da noi. Magari avranno trovato il modo di viaggiare a velocità prossime a quelle della luce, o di distorcere lo spazio-tempo per superare il limite imposto della teoria della relatività. In tutti i casi, la speranza è che un giorno una loro astronave sbarchi sulla Terra e ci parli di pace universale, di sviluppo e benessere per tutti. Nessuno crede davvero che gli alieni, con tutto lo spazio a loro disposizione, si prendano la briga di venire fin qui per distruggerci. Piuttosto, dovremo sperare che non portino con loro batteri che potrebbero esserci letali, come furono quelli che gli europei portarono in America dopo Colombo e che condussero all’estinzione delle civiltà precolombiane. In quel caso avremo poco di cui rallegrarci.

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Pubblicato il 28 giugno 2012 su Ufologia. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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