La longevità? Scritta nell’età del padre

Secondo una recente ricerca, un papà meno giovane sarebbe una buona garanzia di longevità per il figlio: il motivo? Nascosto nei telomeri. E il fenomeno sarebbe “cumulativo” nell’arco delle generazioni.

La longevità? Scritta nell'età del padre.

Per il momento, e fino a quando la scienza non avrà perfezionato ed approfondito le sue più recenti scoperte, è il solo elisir di lunga vita di cui disponiamo, quello che si eredita dai membri della propria famiglia: la longevità, il fattore che ci differenzia gli uni dagli altri dall’essenza incomprensibile, nonostante l’interesse che inevitabilmente ha suscitato negli studiosi. Sì, perché il segreto di una lunga esistenza, pur essendo certamente in parte riconducibile a fattori esterni e non direttamente connessi al DNA (stili di vita, abitudini alimentari, livelli di stress, componenti geografiche e sociali) è custodito gelosamente all’interno del nostro patrimonio genetico ed ha sollecitato molti studi intenzionati a svelarlo: l’ultima ricerca sull’argomento proviene dai biologi della Northwestern University, nell’Illinois, ed avrebbe individuato l’elemento determinante nell’età paterna al momento del concepimento.

Di generazione in generazione la longevità si accumula? – Secondo gli studiosi, che hanno pubblicato i risultati del proprio lavoro su Proceedings of the National Academy of Sciences, il nascituro avrebbe più probabilità di venire al mondo con la prospettiva di una duratura esistenza se il papà lo ha concepito quando non era più giovanissimo: e il processo sarebbe addirittura cumulativo nel corso delle generazioni, nel senso che il bambino potrebbe essere ancor più favorito qualora anche suo nonno avesse avuto il proprio figlio in età più avanzata. Il meccanismo alla base di questo ragionamento sarebbe tutto nascosto nei telomeri, le sequenze ripetute di DNA posizionate sulle estremità dei cromosomi che, come è noto, servono a preservare al meglio le informazioni al momento della duplicazione dei cromosomi: i telomeri portano perciò su di essi i segnali dell’invecchiamento, accorciandosi sempre più, tant’è che la lunghezza di questi alla nascita viene considerato come un fattore predittivo di lunga vita.

Soluzione all’enigma? – Poiché le uniche cellule che non rispettano tale regola, anzi la invertono completamente allungandosi con l’avanzare dell’età, sono gli spermatozoi, i ricercatori hanno ipotizzato che i telomeri ereditati da padri più anziani, i quali trasmettono la metà dei cromosomi alla propria prole, sono necessariamente più lunghi: e dunque segnale di una longevità potenziale. Il riscontro alla teoria secondo la quale l’età del padre al momento della nascita sarebbe legata alla longevità del figlio, è arrivato attraverso un ampio studio longitudinale condotto su individui di nazionalità filippina (Cebu Longitudinal Health and Nutrition Survey): indagini multigenerazionali avrebbero testimoniato come un nonno più anziano avrebbe nipoti dai telomeri più lunghi. Può costituire la risposta definitiva? Depone certamente a favore dell’attendibilità della ricerca il vasto campione analizzato: tuttavia numerose, e assolutamente attendibili e scientificamente provate, sono state le ipotesi avanzate, negli anni, per spiegare il “mistero” della lunga vita, la cui essenza, tanto ambita, potrebbe ancora continuare a sfuggire.

FONTE:  http://scienze.fanpage.it/la-longevita-scritta-nell-eta-del-padre/

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Pubblicato il 28 giugno 2012 su Genetica. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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