Il più antico calendario Maya è stato scoperto in Guatemala

Gli scavi condotti nel sito di Xultùn hanno riportato alla luce una piccola stanza dalle pareti dipinte: sulle mura di quello che si crede potesse essere il laboratorio di uno scriba, il più antico calendario Maya fino ad ora ritrovato. Che non accenna ad alcuna fine del mondo.

Il più antico calendario Maya è stato scoperto in Guatemala.

Potrebbe essere una buona notizia per gli animi agitati di quanti temono un’imminente fine del mondo, preannunciata da una ormai famigerata iscrizione che condannerebbe il genere umano a scomparire entro la fine del 2012. Dopo esser già stati rassicurati in merito all’interpretazione di quell’antico messaggio, che non informerebbe di alcuna apocalisse ma solo del ritorno sulla Terra di Bolon, divinità del pantheon Maya, dopo che l’esplorazione con tanto di telescopi astronomici ha già verificato come nessun pianeta, cometa o stella sia pronto a schiantarsi sul Pianeta, dopo che anche i super terremoti tanto temuti non sono arrivati a devastare le città e alcun maremoto ha sommerso le coste, giunge ora una testimonianza «d’eccezione» che conferma come l’antica civiltà mesoamericana non pensasse affatto all’arrivo di una catastrofe che ci avrebbe travolto.

Il più antico calendario Maya fino ad ora ritrovato, infatti, non accenna a nessuno spettacolare disastro: in compenso, però, si tratta di una scoperta sensazionale per l’archeologia, avvenuta nel sito di Xultún in Guatemala, uno dei più vasti complessi Maya tra quelli ancora oggetto di indagini e studi, un tempo centro fiorente ed abitato della civiltà rapidamente declinata e finita intorno al X secolo a causa di eventi che, ancora oggi, sono oggetto di dibattito e ricerca. Lì, all’interno di una struttura più ampia, è venuto alla luce sotto gli stupefatti occhi di un gruppo di archeologi guidati da William Saturno della Boston University, un piccolo ambiente destinato a consegnare un’immensa sorpresa agli studiosi: dipinti sulle pareti in buono stato di conservazione, con i contorni ben definiti, i rossi ancora intensi e vibranti a ritrarre figure di uomini e, soprattutto, decine di cifre nere e rosse impresse sui muri, molte delle quali erano annotazioni relative a giorni, cicli, astri e pianeti. Insomma, un calendario risalente al IX secolo d. C. che illustra e predice andando anche molto oltre il «temuto» 2012.

Potrebbe essere stata la stanza laboratorio di uno scriba, ritengono gli autori della scoperta, resa nota oggi da Science: i segni erano forse i documenti relativi al lavoro di colui che svolgeva la funzione di scrivano ufficiale della città che lì viveva o esercitava. Geroglifici Maya di oltre 1100 anni addietro riportanti calcoli astronomici con almeno due tavole concernenti i movimenti della Luna e, probabilmente, anche di Marte e Venere. Una spettacolare mole di informazioni che, al momento, rappresenta la più remota forma di calendario Maya: le antichissime tavole potrebbero rivelarsi fondamentali anche per far luce sui codici redatti successivamente, analizzando gli elementi in comune riguardanti le metodologie adottate o i differenti particolari che potrebbero emergere dal confronto con le tavole risalenti a periodi più recenti. Per il momento, in attesa di approfondimenti che aiuteranno a comprendere ancora meglio affascinanti aspetti della civiltà Maya, resta l’incredibile sorpresa e la conferma ulteriore che nessuna profezia terribile ci sta aspettando al varco del 2013.

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Pubblicato il 13 maggio 2012 su Il Pianeta Sconosciuto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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