La battaglia di Anghiari (forse) c’è

L’annuncio tanto atteso è arrivato: dietro la Battaglia di Marciano di Giorgio Vasari, gli esperti avrebbero trovato delle tracce di un pigmento nero la cui composizione sarebbe compatibile con il colore utilizzato per la Gioconda e per il San Giovanni Battista. Le intense ricerche della Battaglia di Anghiari iniziano a dare i primi frutti.

La battaglia di Anghiari (forse) c'è.

 

Alla fine impegno e dedizione iniziano a dare i primi risultati: il lungo ed intenso lavoro sulle tracce di Leonardo da Vinci, a caccia della “leggendaria” Battaglia di Anghiari, sembra essere giunto nei pressi di un significativo punto di svolta. L’annuncio ufficiale di un primo ritrovamento, per quanto solo un inizio sul quale bisognerà continuare a ricercare con sempre maggior precisione, ha già destato scompiglio non soltanto nel mondo dell’arte ma anche, e soprattutto, tra tutti quegli appassionati alle gesta e alle opere del maestro toscano, genio assoluto del proprio tempo e di tutte le epoche, simbolo del talento universale, della sapienza e, indiscutibilmente, di quel felice momento dello spirito umano che si chiamò Rinascimento.

La breve vita di un capolavoro – Talmente amato ed idolatrato da essere autore del dipinto che, probabilmente, ha destato maggiori interrogativi, ricerche e dibattiti in tutta la storia dell’umanità; al punto da divenire un mito per una città che, da qualche tempo, si è messa sulle tracce di quella Monna Lisa per riuscire a strappare agli eventuali resti di quella donna cinquecentesca ancora qualche segreto (ammesso che ne siano rimasti, di veri) di messer Leonardo; e che, al tempo stesso, sta cercando con grande entusiasmo ed ottimismo i resti di quella Battaglia di Anghiari che non ebbe l’onore di passare attraverso i secoli facendosi ammirare da migliaia di visitatori. Perché la scena di guerra che avrebbe dovuto decorare il Salone dei Cinquecento nel Palazzo Vecchio di Firenze venne realizzata con una tecnica che, come nel caso dell’Ultima Cena, si dimostrò inadatta quando ormai l’opera era già in avanzata fase di realizzazione. Circa cinquant’anni dopo, Giorgio Vasari sarebbe intervenuto con i lavori di ristrutturazione commissionatigli dalla famiglia medicea, coprendo l’opera con un proprio dipinto, la Battaglia di Marciano e mettendo la parola fine sulla breve storia della Battaglia di Anghiari. Almeno fino ad ora.

Alla ricerca dell’opera – Perché dopo non pochi problemi tra autorizzazioni a procedere, sovraintendenti più o meno convinti e con un’accurata operazione pubblicitaria che, da anni, rende notizia tutto quanto ruota (più o meno a titolo reale) attorno al maestro da Vinci, la Battaglia di Anghiari ha smesso di essere una celebrata opera riconoscibile solo attraverso le riproduzioni di celebri artisti del passato (la più nota delle quali è firmata Peter Paul Rubens) per diventare il dipinto più ricercato degli ultimi tempi: una ricerca promossa dalla National Geographic Society e dalla University of California di San Diego che si sono avvalse della collaborazione con il Polo Museale Fiorentino e con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Un’indagine che non aveva mancato di suscitare polemiche, tra quanti temevano un danneggiamento dell’opera di «copertura» realizzata da Giorgio Vasari a metà ‘500 e reputavano la scelta di procedere, promossa dallo stesso Comune di Firenze, una trovata dai fini poco artistici e molto economici: perché si sa, dove c’è Leonardo la curiosità diventa, a tratti, quasi inappagabile morbosità. Tant’è che, alla fine, si è scelto di iniziare i sondaggi in un’area che gli studi avevano identificato come periferica rispetto alla totale estensione del dipinto: per dirigersi verso il centro dell’opera serviranno nuovi permessi dal Ministero.

Gli indizi sembrano dire che la Battaglia di Anghiari c’è – La notizia data a fine 2011 del rinvenimento di un’intercapedine alle spalle della Battaglia di Marciano (non presente in altri punti del Salone) aveva fatto ben sperare: con tutta probabilità lo stesso Vasari potrebbe aver fatto in modo di preservare quanto restava dell’opera di Leonardo, senza coprirne la superficie per sempre dipingendo al di sopra di essa ma nascondendola dietro al nuovo pannello. Analizzando le immagini ottenute con la sonda, i ricercatori hanno potuto constatare, inoltre, come il colore di base beige individuato sul muro originale è stato steso indiscutibilmente con un pennello; inoltre alcuni frammenti di colore rosso di origine organica, di norma non presenti sulle pareti intonacate, hanno costituito il terzo indizio. Infine, oggi l’annuncio: alcune tracce di pigmento nero la cui composizione chimica sarebbe compatibile con quella delle tinte utilizzate per dipingere la Gioconda o il San Giovanni Battista, entrambi custoditi al Louvre. Insomma, nonostante le ricerche non fossero iniziate proprio sotto una buona stella, si potrebbe dire (obbligatorio il condizionale) che le indagini stiano proseguendo nella direzione giusta per portare, finalmente, all’individuazione totale di quell’opera. Forse tanto bella, pur nella sua rovina, che Vasari non poté fare a meno di trovare un qualunque modo per preservarla: chissà se pensando che, in un futuro lontano secoli, la tecnologia avrebbe consentito di riscoprire quel capolavoro senza che ciò compromettesse l’integrità dell’opera posta al di sopra. Certamente avendo grande rispetto e cura del lavoro del genio Leonardo. A noi, dunque, non resta che aspettare gli esiti futuri di questo viaggio all’indietro nel tempo che sta portando tecnici ed esperti a seguire le tracce lasciate da una delle figure più affascinati ed interessanti del nostro passato.

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Pubblicato il 20 marzo 2012 su Il Pianeta Sconosciuto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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