Titanic, il destino di un naufragio scritto nella luna

Sono trascorsi cento anni dal disastro del Titanic. Recentemente alcuni studiosi statunitensi sono tornati ad approfondire la questione di quel naufragio fornendo una possibile spiegazione della presenza di tanti iceberg in quel tratto di mare. Puntando il dito contro una luna “colpevole”.

Titanic, il destino di un naufragio scritto nella luna.

Fu la luna a far naufragare il Titanic? Può sembrare una domanda bizzarra e irreale, ma se a formularla sono degli astronomi ecco che, improvvisamente, la questione cambia di prospettiva: perché se il nostro romantico satellite naturale non potrebbe mai influire in maniera diretta sugli eventi terrestri, l’argenteo astro sembrerebbe essere stato un complice del colossale iceberg che, come tutti sanno, entrò in rotta di collisione con la «nave inaffondabile» nella notte tra il 14 ed il 15 aprile del 1912 causandone l’inabissamento che, nel giro di due ore, strappò alla vita oltre 1500 individui tra passeggeri e personale di bordo. Ma in che modo, quel che accade nei nostri cieli sarebbe da collegarsi, in qualche modo, ai nostri mari? Naturalmente, attraverso il noto fenomeno delle maree e in coincidenza con una serie di straordinarie circostanze.

La posizione dell’iceberg – L’ultima ricerca su quello che fu uno dei più famosi e studiati disastri del XX secolo parte da un interrogativo: quale era l’origine di quella immensa montagna di ghiaccio? Facile rispondere che proveniva dalla Groenlandia, al pari di tutti gli iceberg che navigano silenziosi in quel tratto di Oceano Atlantico settentrionale; non altrettanto semplice e scontato è stabilire come ci fosse arrivato proprio in quel periodo, assieme a numerosi blocchi bianchi che affollarono il braccio di mare in cui incontrò la sua mesta fine il Titanic. Quando il ghiaccio si distacca ed inizia il suo cammino verso il meridione, infatti, incappa innanzitutto nell’ostacolo delle acque poco profonde al largo della penisola del Labrador e da lì riprende a muoversi solo quando si è sciolto al punto da non essere più arenato: sostanzialmente, l’iceberg killer, con i suoi compagni di viaggio, si trovò lì clamorosamente in anticipo. Partendo da questa osservazione, un gruppo di astronomi della Texas State University di San Marcos, ha iniziato a cercarne le cause anche al di là dell’ampia distesa marina e, più precisamente, nei cieli.

Gennaio 1912, tre mesi prima – Nella volta stellata di qualche mese prima, per la precisione, nella quale si verificò una serie di eventi, uno eccezionalmente raro, altri semplicemente particolari, ma insieme tali da generare delle circostanze difficilmente ripetibili: il 4 gennaio del 1912 Luna e Sole erano allineati alla Terra originando una marea sigiziale. Fenomeno che si ripete ogni due settimane, in occasione del novilunio e del plenilunio, che rende massima l’attrazione gravitazionale dei due corpi celesti sul nostro pianeta e, dunque, sui nostri mari. In secondo luogo la luna toccava, proprio quella notte, il suo perigeo, ovvero il punto di massimo avvicinamento alla Terra: un perigeo fuori dal comune, dal momento che fu il più ravvicinato degli ultimi 1400 anni, portando nei cieli l’apparizione della caratteristica superluna, assai più grande di quella che abbiamo avuto la fortuna di osservare il 19 marzo del 2011. Infine, proprio nel corso del giorno precedente, la Terra si era trovata al perielio, ovvero il punto di minima distanza dal Sole.

La «marea perfetta» – Insomma, col nostro pianeta stretto tra satellite e stella, allineato ad essi e «poco lontano» da entrambi cosa potrebbe essere accaduto in quella notte del 4 gennaio? L’Istituto Nazionale di Astrofisica che ha pubblicato la notizia l’ha chiamata la «marea perfetta», fenomeno fuori dal comune verificatosi a causa di circostanze uniche in grado, probabilmente, di sbloccare dalla propria posizione immobile gli iceberg nel Labrador, portandoli più rapidamente del consueto verso sud. Ipotesi scientificamente plausibile, anche se sarebbe necessario conoscere proprio la posizione adatta dell’iceberg al momento della collisione per avere la certezza matematica, e che designa uno scenario dall’indubbio fascino in cui gli eventi più lontani nel tempo e nello spazio si combinano perfettamente per originare fenomeni irripetibili: che, purtroppo, nel caso del Titanic hanno portato a risvolti tragici che dimostrano, ancora una volta, l’impotenza dell’uomo di fronte a quell’immensità che ci governa, sia essa di natura divina o no.

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Pubblicato il 7 marzo 2012 su Il Pianeta Sconosciuto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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