Un asteroide minaccerà la Terra nel 2040

Dopo Apophis 99942, che ci sfiorerà nel 2036, un altro asteroide potrebbe scontrarsi con la Terra nel 2040. Ma le probabilità sono di 1 contro 600.

Un asteroide minaccerà la Terra nel 2040.

La fine del mondo non è dietro l’angolo, ma nei prossimi decenni potremmo vedercela brutta. È lo scenario che si profila considerando due minacce che provengono dal cielo: Apophis 99942, asteroide di cui già da tempo è nota la possibilità – per la verità piuttosto remota – che entri in rotta di collisione con la Terra nel 2036, e ora un nuovo sasso spaziale che potrebbe colpirci nel 2040. Anche se le probabilità, in tutti i casi, sono di quelle sufficienti a farci dormire sonni tranquilli per un po’, fanno comunque riflettere le agenzie spaziali sulla necessità di dotarsi quanto prima di sistemi in grado di scoprire, monitorare e contrastare queste minacce.

L’asteroide del 2040

Si chiama, in codice, 2011 AG5, ed è stato scoperto lo scorso gennaio dall’osservatorio di Mount Lemmon, in Arizona, zona nella quale sono impiantati importanti telescopi per l’individuazione di simili corpi, grazie alle ottime condizioni di visibilità. Il Jet Propulsion Laboratory della NASA ha stimato al momento che le probabilità che il corpo impatti la Terra tra 28 anni, precisamente il 5 febbraio 2040, sono di 1 contro 625. Niente di allarmante, insomma, tanto che, nella scala Torino dei rischi di impatto, 2011 AG5 è appena al livello 1 su una scala di 10, quindi al gradino più basso di rischio. Si tratta comunque di stime provvisorie: l’asteroide sarà ora monitorato con attenzione per verificare se, nel tempo, la sua orbita possa cambiare e, cosa più probabile, se nuove stime possano rendere ancora più basso il rischio di collisione. Detlef Koschny, responsabile delle missioni nel sistema solare dell’ESA, l’Agenzia spaziale europea, ammette che l’asteroide “è al momento l’oggetto che ha le più alte probabilità di impatto con la Terra nel 2040”. Ma chiarisce: “Finora abbiamo studiato bene soltanto la metà della sua orbita, quindi non abbiamo una certezza assoluta sulle conclusioni a cui sono giunti i nostri calcoli”.

“2011 AG5 è al momento l’oggetto che ha le più alte probabilità di impatto con la Terra nel 2040” Detlef Koschny, ESA

Ne sapremo di più nel settembre 2013, quando l’asteroide “si avvicinerà a 147 milioni di chilometri dalla Terra” (più o meno la distanza tra la Terra e il Sole), spiega Don Yeomans, direttore del Near-Earth Objects Program della NASA, il celebre programma per l’individuazione e il monitoraggio degli oggetti che possono costituire minacce al nostro pianeta. “Sarà l’occasione per osservare questa roccia spaziale e indicare più precisamente la sua orbita”. Se tutto questo non vi conforta, tenete presente che 2011 AG5 è bello grosso, ma non così grosso. Insomma, ha una diametro di 140 metri, tale da causare disastri di portata planetaria, ma non danni di livello estintivo. Per intenderci, un evento estintivo – con la scomparsa di buona parte delle specie animali e vegetali esistenti sulla Terra – può essere causato solo da asteroidi di dimensione superiore ai 3-4 chilometri, come quello che si ritiene abbia provocato l’estinzione del Triassico, con la scomparsa (tra gli altri) dei dinosauri, 65 milioni di anni fa. Si trattava di una montagna spaziale dal diametro di 10-12 chilometri.

Che danni può invece provocare un asteroide come 2011 AG5? Andiamo da tsunami con onde alte alcune centinaia di metri, tali da spazzare via qualunque cosa per chilometri in profondità nell’entroterra dei paesi costieri interessati, a terremoti fino al grado 10 Richter (finora mai registrato in tempi storici) nelle aree limitrofe al cratere d’impatto. Il danno peggiore sarebbe comunque causato dalla polvere alzata dall’impatto, proiettata fin negli strati più alti dell’atmosfera. Lì, le correnti porterebbero le polveri a distribuirsi su tutta la Terra, deflettendo la luce solare, provocando una sorta di “inverno nucleare” (com’è definita l’analoga possibilità prodotta dall’esplosione di più ordigni nucleari in una guerra atomica). A seconda della portata dell’impatto, questo inverno comporterebbe danni ai raccolti più o meno gravi, con carestie di portata planetaria tali da decimare la popolazione mondiale.

Apophis, l’asteroide del 2036

Prima del 2040 potremmo vedercela con un’altra minaccia: quella di Apophis 99942, di cui è nota la possibilità – più remota, tuttavia, di 2011 AG5 – di incrociare la Terra. Con un diametro di 350 metri, costituisce sicuramente un rischio più alto in termini di effetti distruttivi. Scoperto nel giugno 2004 da un altro osservatorio dell’Arizona, il Kitt Peak Nationa Observatory, provocò un grande allarme all’epoca, perché le stime iniziali davano buone probabilità di una collisione nel 2029. Da allora, Apophis (il cui nome deriva dalla parola greca per “distruttore”) non ha smesso di spaventare, nonostante le successive osservazioni ne abbiano significativamente ridotta la minaccia.

Infatti, una successiva valutazione ha permesso di escludere completamente qualsiasi possibilità di impatto per il 2029, calcolando invece una nuova data di rischio per il 13 aprile 2036. Ma le probabilità sono bassissime: inizialmente stimate a 1 contro 6000, calcoli sempre nuovi ne stanno ridimensionando sempre di più la minaccia, che oggi è di appena 1 su circa 250.000. Allora, di che parliamo? C’è sempre la possibilità che qualcosa vada storto. Che l’orbita venga deviata dall’influenza gravitazionale di un altro corpo celeste, o della Terra stessa, e che il sasso spaziale entri in un’orbita di collisione. Sono tutti eventi prevedibili con largo anticipo, se la scoperta avviene con un analogo anticipo, come nei casi di Apophis 99942 e di 2011 AG5. Per entrambi, il prossimo appuntamento è per il 2013: la minore distanza dalla Terra permetterà di fare calcoli e valutazioni più realistiche.

Soluzioni contro le minacce spaziali

E’ noto l’allarme lanciato a più riprese dell’astrofisica Margherita Hack per Apophis. In realtà, l’allarme non riguarda il rischio dell’asteroide in sé, ma la possibilità che nuovi sassi spaziali possano prima o poi scontarsi con la Terra. Eventi rari, certo, ma avvenuti in passato. Forse non porterebbero all’estinzione della razza umana, ma di sicuro comprometterebbero la sopravvivenza della civiltà contemporanea, così profondamente interconnessa e interdipendente. Per questo le agenzie spaziali di mezzo mondo stanno elaborando da alcuni anni soluzioni che permettano al pianeta di dotarsi di difese spaziali. Suona fantascientifico, ma il rischio è troppo grande per lasciarsi cogliere impreparati.

L’agenzia russa Roscosmos sta lavorando a sonde capaci di atterrare su asteroidi deviandone la rotta grazie a potenti razzi propulsori. Atterraggi “in corsa” su asteroidi sono già stati realizzati da sonde NASA, per cui la fattibilità tecnica dell’impresa è già stata dimostrata; bisognerebbe invece verificare la possibilità di deviare corpi molto massicci: servirebbero propulsori di grande potenza. La NASA lavora piuttosto alla possibilità di lanciare oggetti che devino la rotta dei bolidi spaziali provocando interferenze gravitazionali a distanza, quindi senza atterrare sul corpo celeste. L’agenzia spaziale cinese studia invece una sonda da lanciare ad altissime velocità in direzione dell’asteroide: schiantandosi sulla sua superficie, nonostante le dimensioni ridotte della sonda, l’alta velocità permetterebbe di deviarlo.

C’è tutto il tempo per correre ai ripari, assicura il direttore della NASA, Charles Bolden. “La missione Deep Impact è stata condotta in sei anni, il che dimostra che una finestra di sette anni è più che sufficiente per preparare una risposta adeguata al rischio”, sostiene Bolden. “Deep Impact” era il nome della sonda che nel 2005 atterrò sulla cometa Tempel 1 per studiarne la composizione. Un’impresa storica, che dimostra come siano avanzate le nostre tecnologie di atterraggio in corsa nello spazio. Nel caso peggiore, potremmo sempre ricorrere a una salva di testate nucleari.

“Allora, forse, fra un centinaio di anni, o forse mille, qualche astronomo spaziale alzerà il volto dal terminale del computer e dirà «Allarme! Rotta di collisione!». Allora partirà un contrattacco, tenuto pronto per questo momento per decenni o per secoli. La roccia pericolosa verrà braccata, in una posizione conveniente e precalcolcata, e qualche potente ordigno sarà mandato a intercettarla e frantumarla. La roccia splenderà, si vaporizzerà e si trasformerà da un masso a un agglomerato di ciottoli. La Terra eviterà il pericolo e avrà in cambio, al massimo, uno spettacolare scambio di meteore”. (Isaac Asimov, Catastrofi, 1980).

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Pubblicato il 6 marzo 2012 su Misteri dell'Universo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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