Fantasma al museo di Napoli:

Fantasmi al Museo Archeologico, arrivano
i «ghostbuster»/La sagoma della bimba

Gli operai lanciano l’allarme. L’uomo del ministero, inizialmente
scettico, fotografa sagoma di bimba. Convocati gli esperti

Primo servizio 22-08-2011

di Paolo Barbuto 

NAPOLI – Tra qualche settimana al Museo Archeologico Nazionale arriveranno i cacciatori di fantasmi, i «ghostbusters», con le loro apparecchiature avveniristiche e i rilevatori di presenze sovrannaturali: daranno la caccia al fantasmino di una bambina che, dicono, si aggira nell’ala dove attualmente sono in corso i lavori di ristrutturazione.

I «ghostbusters» non arrivano per caso né per diletto: dietro questa storia non ci sono ragazzetti che giocano alle sedute spiritiche. Gli esperti di presenze sovrannaturali sono stati chiamati, in gran segreto, da un architetto romano che lavora al ministero dei beni culturali, e non crede ai fantasmi. Anzi non ci credeva, finché non gli è capitato di fotografarne uno. Adesso, anche se siete diffidenti sull’esistenza degli spiritelli, mettetevi comodi perché c’è anche un lungo antefatto a questa singolare vicenda, e risale a qualche mese fa.

Oreste Albarano nel suo ufficio di Roma è alle prese con la quadratura del cerchio dei lavori al Museo archeologico nazionale di Napoli: architetto del ministero dei beni culturali, nominato responsabile del cantiere partenopeo, cerca di portare a compimento l’opera aggiornando i progetti e cercando fondi. Una telefonata lo interrompe, verso l’inizio della scorsa primavera: «Architetto qui c’è un problema. Dicono gli operai che nel cantiere succedono cose strane, che ci sono gli spiriti. Che dobbiamo fare?».

Per affrontare il problema, l’architetto monta sul primo treno e corre a Napoli: «Ragazzi – spiega ai lavoratori – non esistono gli spiriti. Mettetevi al lavoro». E a nulla valgono le proteste e i racconti degli operai: la carriola che si piega su un fianco e cade all’improvviso, non certifica la presenza di un fantasma; un secchio che doveva essere pieno d’acqua ed è stato ritrovato vuoto, non attesta l’intervento di un ectoplasma; gli attrezzi da lavoro che erano stati lasciati a destra e sono stati ritrovati a sinistra, non danno certezze del passaggio del «munaciello».

Quel giorno l’architetto Albarano decide di scattare qualche foto: utile per certificare lo stato di avanzamento dei lavori. Lo fa con il cellulare perché non sono documenti ufficiali, servono solo come promemoria. Quando, dieci giorni dopo, l’uomo nominato dal ministero trasferisce le fotografie dal cellulare al computer si accorge che in uno scatto c’è qualcosa di strano (l’immagine la vedete pubblicata qui di fianco) ma non pensa al sovrannaturale: «Per piacere, il cantiere è pericoloso, non portateci i vostri bambini. È rigorosamente vietato», strepita al telefono.

Dall’altro lato restano attoniti «quali bambini, dottò? Qua nessuno porta i bambini». Per farla breve, dopo un lungo battibecco si decide di esaminare meglio quella foto: sullo sfondo c’è qualcosa che assomiglia vagamente a una bambina ma non è certamente la figlia di uno degli operai e, probabilmente (almeno così la pensa l’architetto Albarano), è semplicemente il frutto di uno strano gioco di luci.

Però qualcuno lo convince a rivolgersi agli esperti («non gente qualunque, importanti docenti universitari», spiega Albarano nell’intervista che leggete in questa stessa pagina) che hanno un sussulto e confermano: quella foto ha immortalato uno spiritello. È in quel momento che scatta l’organizzazione ufficiale. Viene, innanzitutto richiesto l’originale dello scatto per verificare che non si tratta di un fotomontaggio: c’è la prima conferma, nessuna manomissione.

Poi parte la fase organizzativa: «Quando possiamo venire a fare esperimenti sul campo? È tutto a spese nostre, naturalmente». L’architetto Albarano tentenna, lascia passare un po’ di tempo, ha paura del caos che può scaturire dalla vicenda, poi decide: «Venite a settembre, dopo l’estate». Settembre si sta avvicinando, i «ghostbusters» sono in arrivo.

Secondo Servizio – 23/08/2011
 Ma basta scaricarsi l’App per far apparire spettri ovunque   Un’incredibile storia di fantasmi appassiona le cronache partenopee. Al Museo Archeologico di Napoli interverrà nientemeno che un nucleo specializzato di “ghostbusters” per chiarire il mistero di una bambina ectoplasmatica fotografata durante dei lavori di ristrutturazione.

Questa perlomeno era la sintesi della notizia che ieri è stata data da “Il Mattino”. Il quotidiano di Napoli ha raccontato la storia di misteriosi eventi denunciati dagli operai impegnati nel cantiere del Museo: oggetti spariti, secchi svuotati, carriole ribaltate. Fino a che Oreste Albarano, architetto del ministero dei beni culturali e responsabile del cantiere partenopeo, richiamato dagli allarmi delle maestranze, decide di andare a vedere di cosa si tratti.

Una volta sul posto l’ architetto scatta qualche foto con il suo cellulare, una volta scaricate sul computer queste rivelano un’ ombra trasparente che assomiglierebbe tanto a una bambina seduta. Il “Mattino” pubblica la foto assieme all’anticipazione che a settembre interverranno gli esperti. Il giornale pubblica sul suo sito web pure un sondaggio: “fantasmi al museo archeologico di Napoli; tu ci credi?  Alle 22 di lunedì il 48,6% aveva risposto di si.

Nella serata di ieri si è fatta sentire la prima smentita ufficiale, la soprintendente per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, Teresa Elena Cinquantaquattro prende le distanze e dichiara che la notizia sarebbe ”del tutto infondata”. Parlando con agenzie di stampa la soprintendente spiega anche che ”non ci sono ghostbusters in arrivo mandati dal ministero dei Beni culturali”, affermando che le dichiarazioni di Albarano ”possono essere prese come sue personali”.

Insomma per sancire che la foto di un fantasma sia una bufala occorre un’ufficiale smentita, eppure è passato abbondantemente più di un secolo da quando erano fatti girare i primi dagherrotipi che avrebbero dovuto testimoniare le reali ectoplasmatiche presenze evocate dalle pratiche spiritistiche propugnate dalle sorelle Fox.

Al tempo quello delle “foto spiritiche” divenne un genere molto praticato per proclamare la meraviglia per le nuove tecnologie, macchine straordinarie cui si affidava l’arduo compito di “certificare” l’ esistenza di quell’ aldilà che il secolo positivista aveva messo in serio dubbio…
Tra l’ altro ai primi del 900 l’ apparizione misteriosa dell’ ectoplasma sulla lastra fotografica richiedeva una manipolazione artigianale con  la tecnica della “doppia esposizione”, in cui eccelsero, ad esempio, l’inglese Hudson, il francese Buguet e altri noti fabbricatori di fantasmi fotografici dell’ epoca.

Oggi è tutto più semplice, per fare un lavoretto simile a quello che vediamo pubblicato sul quotidiano di Napoli basta aver scaricato sul proprio telefono l’ applicazione “Ghost Capture” realizzata da GDE Film, è un programmino che permette di sovrapporre alle proprie foto fantastiche immagini ectoplasmatiche che possono essere scelte da una ricca libreria, con varie tipologie di spettri,  tra cui naturalmente anche la nostra bambina-spirito. E’ prevista la possibilità di modificare il fantasma scelto ruotandolo, ingrandendolo o rimpicciolendolo o agendo suo livello di trasparenza per renderlo il più realistico possibile.

Guarda il sevizio video sul “fntasma del Museo”

 

 

Lombardi David – Direttore Centro Italiano Ricerche

Fonti:

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplRubriche/obliquamente/grubrica.asp?ID_blog=347&ID_articolo=4

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=160385

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Pubblicato il 23 agosto 2011 su Paranormale. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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